Torino, 8 apr – Il Piemonte fa grandi affari con Francia, Germania e Stati Uniti. Ma ci sono due miliardi e mezzo di buone ragioni per non prendere sotto gamba le vie della Brexit e con esse l’ipotesi sempre più pressante di un’uscita del Regno Unito senza accordi ben definiti dalla Ue. Perché in ballo – spiega il Corriere della Sera (ed. Torino) – – dentro a quel paniere di prodotti made in Piemonte che volano a Londra e che valgono il 5% dell’ export regionale – ci sono i settori portanti dell’ economia del territorio: mezzi di trasporto, tessile e agroalimentare, già al rallentati dai consumi interni e da uno scenario internazionale incerto. La Brexit è una mina vagante che percorre tutta l’ Europa. Ma negli altri Paesi – si legge su Corriere della Sera -, il rischio è diventato anche una opportunità. Unilever ha cambiato sede e indirizzo: da Londra è sbarcata a Rotterdam, Panasonic ad Amsterdam, Jp Morgan a Dublino, Credit Suisse in Lussemburgo e Madrid, Ubs a Francoforte, Hsbc a Parigi. Money Gram a Bruxelles. Sino ad ora nessuna delle grandi multinazionali con base operativa a Londra ha scelto l’ Italia come nuovo approdo «sicuro» in terra ancorata all’ Ue. (Kgn)