Roma, 8 apr – Ha puntato, invece, sulla tradizione antica di conservare il vino nelle anfore di terracotta – prosegue Coldiretti – Francesco Gabriele Bafaro, giovane agricoltore-archeologo di Acri, in Calabria. Per il suo archeo-vino Acroneo ha ricostruito il processo di vinificazione usato nel Bruzio, l’antica Enotria. E in anfore di terracotta da 800 litri, create dai mastri artigiani fiorentini, viene conservato all’Isola d’Elba anche il vino della Cantina Arrighi.
La cantina di Valdobbiadene Canevel – aggiunge Coldiretti -, nel Gruppo Masi, ha ideato il metodo di spumantizzazione “Seta’ge”, che nasce dalla fusione delle parole “seta” e “perlage” e consiste nell’ottenere bollicine sottili ed eleganti come la seta, mentre a Perugia le Cantine Goretti hanno inventato un’etichetta che cambia colore in base alla temperatura, facilitando il giusto abbinamento ai piatti. Hanno addirittura un microchip le bottiglie dell’azienda Madonna delle Macchie, di Castiglione in Teverina (Viterbo). Grazie a una app, basta avvicinare lo smartphone per avere tutte le informazioni sul vino: dalla raccolta delle uve, alle fasi di vinificazione, alla certificazione, imbottigliamento. Alberto Marsetti a Sondrio ha, invece, dotato il suo pregiato Sfursat della Valtellina di una carta d’identità digitale che racconta la storia e le peculiarità di ogni singola bottiglia.
L’innovazione è anche green. Nel Bergamasco – continua Coldiretti – l’azienda agricola “Nove Lune” coltiva vitigni resistenti alle malattie che eliminano del tutto o quasi l’uso di trattamenti chiamati super-bio, da cui nasce un vino ancestrale, ottenuto da una antica tecnica di vinificazione. In questo modo il bianco prodotto rimane torbido naturale. Puntano sui vitigni resistenti anche l’azienda agricola Pravis, la cantina in verticale della giovane Erika Pedrini a Trento, e a Padova l’azienda agricola Parco del Venda di Vò Euganeo (Padova). L’impatto ambientale si riduce anche con i primi tappi di zucchero, chiusure ideate dalla PlantCorc di Vinventions, realizzate utilizzando un polimero plastico derivato dalla canna da zucchero. Ma l’economia virtuosa si costruisce anche con il riciclo, che diventa addirittura prezioso – conclude Coldiretti – come nel caso di Alessandra, viticoltrice veronese, per tutti “Madame Zamuner” che usa le capsule del suo spumante per realizzare orecchini, pendagli e bracciali, assieme all’artigiano orafo vignaiolo Giò Patuzzi. (red)