La settimana politica della maggioranza si apre con un vertice a Palazzo Chigi sul documento di economia e finanza, nel quale il nodo più grosso da sciogliere sarà quello della flat tax, e con un nuovo botta e risposta a distanza tra i due leader e vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Botta e risposta che passa anche per la flat tax, ma che tocca soprattutto le alleanze europee: il leader della Lega infatti oggi a Milano riunisce i potenziali alleati per il 25-26 maggio, tutti afferenti all’ala sovranista, in una conferenza chiamata “Verso l’Europa del buonsenso” e torna sulle critiche ricevute da Di Maio circa l’opportunità di allearsi “con gruppi negazionisti”. La replica è che “a questo tavolo non ci sono nostalgici estremisti, gli unici nostalgici sono a Bruxelles oggi. Sono stanco del dibattito fascisti, comunisti, destra e sinistra, non ci interessa e non interessa a 500 milioni di cittadini europei. L’obiettivo è diventare il primo gruppo europeo, il più numeroso. Abbiamo l’obiettivo Di vincere e cambiare l’Europa”. Di Maio, dal Vinitaly (dove ieri era stato Salvini) risponde: “Quando abbiamo un quadro di alleanze con forze politiche che si alleano con chi ci sta bloccando il ricollocamento dei migranti e con chi l’austeriy noi abbiamo l’obbligo di dirlo ai cittadini. Non ne parlo in termini di desta o sinistra, ma in termini pratici: se noi dobbiamo fare una legge di bilancio di crescita, non possiamo ritrovarci poi con forze al governo in Europa che ci chiedono l’austerity”. Anche sulla flat tax il clima rimane teso, e il governo punta a rasserenarlo con il faccia a faccia di oggi pomeriggio: Salvini a Milano mette le mano avanti, avvisando che il margine per rielaborarla è esiguo: “La flat tax è una tassa unica, piatta e uguale, il concetto rivoluzionario è proprio quello. Non esiste una flat tax progressiva, altrimenti mi tengo il sistema fiscale attuale. A me interessa applicare quello che c’è nel contratto”. E Di Maio da Verona assicura: “Sarò io il garante che la flat tax si deve fare e deve entrare nel Def – dice – ma deve aiutare il ceto medio, non i ricchi”.
(Sis)