Il Consiglio dei ministri ha approvato il Def. Confermati i programmi di governo: nessuna nuova tassa e nessuna manovra correttiva. Sono i punti principali del Def approvato oggi in consiglio dei ministri che fissa la crescita per il 2019 allo 0,2%. Il documento conferma i programmi di governo della legge di bilancio e il rispetto degli obiettivi fissati dalla commissione europea: sono questi, al momento, gli unici dati resi dalla presidenza del consiglio, perché al termine del Cdm né il premier Giuseppe Conte, né il ministro dell’Economia Giovanni Tria né i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sono fermati in conferenza stampa per illustrare i dettagli. “E’ positivo il giudizio sul def” per il vicepremier Matteo Salvini, che si affida a una nota. “La Flat tax si farà, nel documento se ne parla in due passaggi. Non si torna indietro su quota 100, nessun aumento dell’Iva”. Le opposizione, in attesa di ulteriori delucidazioni, vanno all’attacco: per Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia, “dopo il Consiglio dei ministri più breve della storia, premier e ministri sono fuggiti senza aprire bocca sul Def, ancora non sappiamo se l’Iva aumenterà o no, mentre la flat tax è rinviata alle calende greche: l’unica certezza è che il governo si arrende alla recessione. Sembra di assistere a una mano di poker al buio con i giocatori che hanno finito le fiches e scappano per non pagare i debiti”. E Francesco Boccia del Pd sottolinea che “i numeri, come sempre, non mentono e i tentativi goffi di nascondere la realtà danno la dimensione della condizione in cui versa il governo. Lega e M5S barano sapendo di barare. Parlano di crescita e siamo in recessione. Annunciano la Flat Tax ma non indicano le coperture, il debito pubblico aumenta fino al 132,7% e l’IVA per il 2020 prevista addirittura al 25,2% non contiene nel Def le coperture necessarie per evitare gli aumenti. Tutti gli altri obiettivi indicati nella legge di Bilancio sono sostanzialmente falliti: dalle privatizzazioni impossibili annunciate nel 2018, agli investimenti pubblici. Vivono alla giornata e la condizione economica del Paese peggiora ogni giorno di più. Nel Def dicono che il Paese crescerà dello 0.2% e purtroppo nemmeno questa previsione rischia di essere confermata dai fatti”.
Il Def, spiegherà poi il consiglio dei ministri in una nota, “conferma gli obiettivi fondamentali della sua azione: ridurre progressivamente il gap di crescita con la media europea e, al contempo, il rapporto debito/pil. A tal fine, la strategia dell’Esecutivo ribadisce il ruolo degli investimenti pubblici come fattore fondamentale di crescita, innovazione, infrastrutturazione sociale e aumento di competitività del sistema produttivo; l’azione di riforma fiscale in progressiva attuazione di un sistema di flat tax come componente importante di un modello di crescita più bilanciato; il sostegno alle imprese impegnate nell’innovazione tecnologica e il rafforzamento contestuale della rete di protezione e inclusione sociale”. Per quanto riguarda la previsione di crescita del Pil “nello scenario programmatico è superiore a quella dello scenario tendenziale ad eccezione dell’anno finale, attestandosi allo 0,2 per cento per il 2019 per poi aumentare allo 0,8 per cento nei tre anni successivi”. Lo ricorda il comunicato emesso da Palazzo Chigi al termine del consiglio dei ministri che ha licenziato il Def.
(Sis)