Brescia, 11 apr – Il campione è rappresentato per la stragrande maggioranza da pazienti seguiti presso ambulatori delle Uonpia. I giovani erano in carico ai servizi prevalentemente per disturbi d’ansia (24%) o dell’umore (31%), disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività – Adhd (21%) e disturbi dello spettro autistico – Asd (15%). Nel caso del campione italiano i disturbi d’ansia prevalgono (23%) rispetto quelli dell’umore (17%) e più numerosi, rispetto ai casi di Adhd e Asd riscontrati nel campione internazionale, sono anche i disturbi del comportamento alimentare (11%) ed i disturbi psicotici (8%). Un dato interessante emerge osservando i tassi relativi ai tentativi di suicidio nel corso della vita: se nel Regno Unito la percentuale di giovani in trattamento che hanno tentato il suicidio almeno una volta raggiunge ben il 44% del campione, seguita da Olanda, Irlanda, Germania e Belgio (tra il 35 e 25 %), nel caso dei paesi mediterranei (Francia, Croazia e Italia) i tassi scendono sotto il 20%, con l’Italia che registra il tasso più basso tra tutti gli 8 paesi partecipanti (12.5%). Osservando invece i dati relativi al sottocampione dei pazienti con una diagnosi clinica di depressione, emerge che il 57% ha un genitore che nella vita ha sofferto o tuttora soffre di un disturbo mentale, contro il 15% dei giovani che non hanno un disturbo depressivo. Condotta dai ricercatori italiani, per la prima volta in assoluto, una ‘mappatura’ delle Uonpia nei 28 paesi europei, pubblicata su Lancet Psychiatry ed European Child and AdolescentPsychiatry. Il team di ricerca ha evidenziato delle criticità (ad esempio, solo 2 Paesi tra i 28 coinvolti hanno dichiarato si possedere protocolli d’intesa tra differenti tipi di servizi di salute mentale per regolamentare e garantire la continuità delle cure) e mettendo in luce le differenze tra i diversi Paesi in termini di attività, accessi dell’utenza, distribuzione e risorse che impongono una attenta riorganizzazione dei servizi di salute mentale in tutta Europa, al fine di pianificare e realizzare modelli di cura più centrati sulla persona. (red)