“Il taglio dell’Irpef è un atto di giustizia necessario, soprattutto per i ceti medi che per anni hanno subito gli effetti dannosi di un fiscal drag, soprattutto negli anni di alta inflazione, da tutti contestato ma che nessuno ha mai provveduto ad attenuare. Quindi sicuramente interverremo, il come lo vedremo in autunno”. Così al Messaggero il ministro dell’Economia Giovanni Tria che ala domanda sul problema delle coperture risponde che “Su questo argomento mi limito a dire che nel 2006 ho ricevuto un premio giornalistico per un articolo nel quale spiegavo le virtù di un’imposta più spostata sui consumi che sulle persone. E qui mi fermo, perché si tratta di una posizione scientifica non di una decisione politica. In ogni caso nel Def vi sono indicazioni sui tagli di spesa che, insieme a un Pil che ci aspettiamo in crescita, potranno aiutare senza aggiungere squilibrio ulteriore al debito”. Parlando di decreto crescita e riforma degli appalti, Tria afferma che “Sono pronti grosso modo al 98%. Mancano alcuni dettagli marginali, che però non implicano problemi di copertura. Presumo che entro la settimana la Ragioneria potrà procedere con la bollinatura e a quel punto mancherà solo la firma del Capo dello Stato”. “Ribadisco che non sarà necessaria alcuna manovra correttiva nel senso tradizionale del termine. Semmai ci saranno aggiustamenti quantitativi, ma senza modificare la struttura della legge di Bilancio. Con il Def che il governo ha approvato, siamo infatti in grado di soddisfare in pieno gli impegni con Bruxelles. Anzi, non escludo un miglioramento del deficit strutturale, se anche fosse dello 0,1 per cento”. “Con il decreto crescita abbiamo introdotto il superammortamento, la mini-Ires semplificata, l’Imu sui capannoni industriali deducibile, l’aumento del finanziamento del Fondo garanzia per le imprese, altri 500 milioni per i comuni destinati all’efficientamento energetico e molto altro. Di più non potevamo fare. Del resto, se le imprese hanno apprezzato vuol dire che la strada è giusta. Per non parlare dello sblocco degli appalti”. “Abbiamo già individuato 87 miliardi nelle pieghe della contabilità pubblica che potrebbero essere usati subito ma che sono bloccati da lacci burocratici che abbiamo cominciato a snodare”. (12 APR / red)