Roma, 18 nov – “L’acqua potabile comincia ad essere un bene scarso. Da bene collettivo sta pian piano trasformandosi in “merce” da distribuire, anche attraverso reti pubbliche come nel nostro caso, oppure merce da imbottigliare, su cui esercitare un diritto privato di proprietà; rischia di diventare un prodotto qualsiasi soggetto alle leggi del libero scambio, un oggetto sul quale si affinano le tecniche del marketing nella prospettiva della commercializzazione, avendo come target un acquirente capace di alienare sufficienti risorse economiche”. Lo ha affermato Franco Narducci in merito al voto di fiducia sul Decreto per l’attuazione di obblighi comunitari contenente il dispositivo per la privatizzazione della gestione della distribuzione dell’acqua potabile.