Roma, 10 dic – La riorganizzazione della rete consolare non ha niente a che vedere con la manovra finanziaria, ma è una scelta autonoma del Ministero degli Esteri, ed è “riduttivo” affermare che questo progetto riguarda esclusivamente la chiusura delle sedi consolari. Questo in sintesi il concetto espresso dal sottosegretario agli Affari esteri Alfredo Mantica che, a conclusione del dibattito in aula del Senato sulla riforma della rete consolare, ha risposto ai parlamentari intervenuti. “I costi che verranno contenuti sulla rete consolare – ha spiegato Mantica – verranno reinvestiti nella rete stessa. Il sistema del consolato a distanza, l’innovazione tecnologica non sono gratuiti, ma prevedono dei costi e sono frutto di ricerca, di studi, di progetti. Parliamo di milioni di euro. Quando si chiude una sede e si investe in tecnologia, si risparmia da una parte, e si fa un investimento dall’altra, ovviamente sperando di ottenere almeno un risultato di miglioramento dell’efficienza e del livello dei servizi”. Per quanto riguarda la necessità di confronto e il prolungamento dei tempi di discussione tra Governo e Parlamento, il senatore Mantica ha evidenziato che “il dibattito è già aperto: ho cominciato a parlarne a maggio 2009 e tutti sapete che la prima eventuale chiusura è prevista per giugno 2010. Questo Governo è disposto a un confronto di un anno, ma prima o poi bisognerà iniziare”. “In questo confronto – ha continuato Mantica – si parla sia di chiusura ma anche di apertura di sedi. Credo sia ormai un fatto noto e conosciuto che, probabilmente nel primo semestre del 2010, apriremo un’ambasciata in Turkmenistan” e se l’Islanda entrerà a far parte dell’Unione europea “è probabile che dal 2011 sia aperta un’altra sede di Ambasciata anche a Reykiavik” e “non sono escluse aperture di nuove sedi o di nuove rappresentanze”. In riferimento in particolare alla possibile chiusura del Consolato d’Italia a Saarbrücken, Mantica ha ricordato che lì “esistono due Consolati generali, uno è il nostro e l’altro è quello francese” che “in realtà è un ufficio di rappresentanza”. “Su tutto questo – ha poi dichiarato il sottosegretario – ci stiamo avviando a definire in qualche modo qualcosa di nuovo, di innovativo, non solo in termini di reti diplomatiche e consolari ma anche di rapporti tra Governo e Parlamento, rispettando quella che era la missione strategica indicata dall’onorevole Mirko Tremaglia, che qui voglio ringraziare e di cui sono l’indegno erede, anche perché mi tocca in qualche modo cercare di avviare o modificare molte delle cose che lui aveva costruito nel tempo ma che erano a quel tempo assolutamente necessarie e fondamentali”. Mantica ha poi accettato le due mozioni presentate rispettivamente dal senatore Micheloni e dal senatore Pedica, chiedendo però delle riformulazioni. Sulla mozione Pedica, il Governo chiede la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad approfondire il progetto di riordino della rete degli uffici all’estero non tralasciando l’altrettanto necessaria rivisitazione dei compiti e delle funzioni delle numerose istituzioni che oggi rappresentano ed operano in favore dei cittadini italiani all’estero; a ripensare al progetto di riordino delle istituzioni sopracitate tenendo presente: a) l’importanza strategica di taluni uffici di rappresentanza dell’Italia all’estero; b) dell’imprescindibile ruolo delle nuove tecnologie nel processo di ammodernamento delle procedure amministrative; c) del necessario e costruttivo confronto con il Parlamento”. Per quanto riguarda la mozione Micheloni, il Governo suggerisce la seguente ristesura: “impegna il Governo a mantenere una costante consultazione con il Parlamento attraverso la sede competente delle Commissioni esteri per contribuire all’analisi delle iniziative di razionalizzazione degli uffici diplomatici e consolari e ad avviare quanto prima un confronto con le Commissioni parlamentari competenti per una valutazione strategica del ruolo della rete degli uffici all’estero”.
(Cle)