Trieste, 4 gen – A pochi giorni dalla sentenza del Tribunale di Venezia, che ha dato ragione agli eredi sebenzani di Castriota Scanderberg in merito al risarcimento per le proprietà immobiliari confiscate in Dalmazia durante il regime di Tito, interviene l’Unione degli Istriani per fare chiarezza su un provvedimento che “non è il primo e non sarà l’ultimo”, e “che non rappresenta un punto di arrivo definitivo”. “Si tratta dell’ennesima sentenza, giustamente favorevole a chi è stato derubato delle proprietà a causa di nazionalizzazioni e confische illegali – spiega il presidente Massimiliano Lacota – ma non siamo certamente di fronte di una sentenza che vedrà risarcire in tempi brevi, come qualcuno potrebbe pensare, questi eredi di origine dalmata”. Lacota, infatti, chiarisce che una cosa è l’esito dell’azione legale con una sentenza chiara e corretta sotto ogni profilo, e pertanto inoppugnabile da parte dello Stato, un’altra invece ottenere il risarcimento stabilito dal Tribunale in tempi accettabili. “Ho seguito direttamente altre cinque sentenze, emanate tra il 2005 e il 2008, da diversi Fori italiani con lo stesso esito di quella favorevole agli eredi Castriota Scanderberg – osserva il presidente dell’Unione degli Istriani – e il problema che ora attanaglia chi ha vinto le cause è quello di rendere esecutivi i provvedimenti sanciti dai tribunali. Una famiglia che aveva proprietà nella zona di Porto Re, su quella porzione di Quarnero passato alla Jugoslavia nel 1920 con il Trattato di Rapallo, pur avendo vinto con una sentenza del tutto incontestabile, non solo non riesce ad incassare dallo Stato quanto stabilito da un tribunale del Lazio, ma esiste una norma che permette al Tesoro di pagare, ad esempio in tempi di crisi, addirittura dopo due o tre decenni”.