Firenze, 25 mag – Noi moderni europei discendiamo dall’Uomo di Neandertal? Questo esponente estinto del genere Homo, conosciuto tramite resti fossili del Pleistocene rinvenuti in Europa e in Asia centrale, è davvero il nostro progenitore? Un aiuto a rispondere a queste domande, che appassionano gli studiosi da decenni, viene da uno studio, coordinato da David Caramelli, ricercatore del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell’Università di Firenze. La ricerca – pubblicata on line sulla rivista scientifica PLoS One e realizzata insieme agli atenei di Siena, Ferrara, Marsiglia, Lione, Istituto Tecnologie Biomediche del Cnr di Milano e dal Museo di Storia Naturale di Verona – costituisce il primo studio in un Neandertaliano sul gene della microcefalina, responsabile della proliferazione delle cellule neurali e regolatore della dimensione del cervello. Le popolazioni attuali dell’Europa e dell’Asia presentano, infatti, in questo gene un gruppo di varianti, chiamate aplogruppo D, che in Africa sono rare. Questa particolare distribuzione è stata interpretata come l’evidenza che l’aplogruppo D si sia originato nei Neandertaliani e che sia stato poi incorporato nel genoma degli uomini moderni attraverso l’incrocio tra i Neandertaliani e gli antenati dei moderni europei ed asiatici, dopo che questi uscirono dall’Africa. Lo studio, condotto attraverso tecnologie di sequenziamento ultramassivo di nuova generazione, non conferma questa ipotesi: il reperto neandertaliano, infatti, non ha l’aplogruppo D e non è geneticamente più vicino agli europei di quanto non lo sia rispetto agli africani di oggi.
(red)