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PENSIONI, SCALFARI: QUANDO IL SINDACATO SI ACCORDO’ CON MARONI (2)

it@withub.it by it@withub.it
8 Luglio 2007
in Archivio News dal mondo
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– Roma, 8 lug – Il fondatore di “Repubblica” aggiunge che “sia i sindacati che la sinistra politica hanno anche perso la memoria di uno dei punti essenziali della legge Dini sulle pensioni, che prevedeva la revisione dei coefficienti salario-pensione, da effettuarsi dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge. Fu approvata nel 1995 e quindi i coefficienti andavano rivisti nel 2005. Ma i sindacati ottennero dal solito Maroni di rinviare la revisione al 2006. Arrivata la scadenza, i sindacati hanno voluto un altro rinvio e comunque la revisione dei criteri di applicazione dei coefficienti. È stata insediata una commissione che deciderà entro l’anno in corso. Osservo che tra i sindacati e il ministro leghista del Lavoro si era di fatto stabilito un clima di collaborazione molto intensa per spostare sia l’esame dei coefficienti sia l’innalzamento dell’età pensionabile a dopo le elezioni del 2006. Un collateralismo molto inquietante che induce a sospettare sulla buona fede dell’allora ministro, del governo del quale faceva parte e dei sindacati confederali”. Ritornando all’oggi Scalfari nota che “sette mesi sono passati dal protocollo firmato dalle parti sociali e dal ministro dell’Economia il 31 dicembre del 2006. A noi sembra impossibile che questa ‘soap opera’ possa continuare fino alla fine del prossimo settembre. E sembra impossibile che possa essere risolta solo con gli incentivi per chi decida di restare a lavoro anche dopo aver compiuto 58 anni (o 57?)”. Scalfari prosegue sottolineando che “questa delle pensioni non è però la sola questione che agita le varie e contrapposte ‘caste’”: “C’è la questione (gravissima) delle intercettazioni disposte illegalmente dal Sismi di Pollari e di Pio Pompa ai danni di magistrati, uomini politici, giornalisti in odore di centrosinistra” e “l’ordine del giorno di sfiducia che il centrodestra preannuncia contro il viceministro Vincenzo Visco”, sottolineando che “formulare un ordine del giorno che accusa un viceministro per la politica fiscale del governo è un documento irricevibile e non può esser messo in votazione. È singolare che l’abbia suggerito Casini, che è stato per cinque anni presidente della Camera”. (SEGUE)

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