– Roma, 9 lug – Sulla prima pagina del Corriere della Sera spicca un duro editoriale sul Partito democratico di Angelo Panebianco, dal titolo “Il modello bizantino”. Il politologo punta il dito contro coloro che sostengono la candidatura di Veltroni nella speranza di aver trovato “un leader capace di battere Berlusconi”, per sostenere il quale vogliono alle primarie un plebiscito e “lanciano tutte le possibile e immaginabili liste per Veltroni in modo che gli organi di partito vengano occupati dalle varie correnti”. “Il partito che nascerebbe non avrebbe alcuna vitalità”, nota, “ma l’unica cosa che conta è che esso regga almeno fino alla conclusione della campagna elettorale”. Contro questo orientamento Panebianco evidenzia quello “caldeggiato, dentro e fuori il Partito democratico, dalle persone serie, vuoi per genuina adesione ai valori politici che il Partito democratico potrebbe rappresentare, vuoi per ostilità alla frammentazione del sistema partitico. È l’orientamento di chi non si augura false partenze né bizantinismi, né stravaganze, né coreografie da socialismo reale. Di chi auspica primarie autentiche, uno scontro vero per la leadership (e, altrettanto importante, per il controllo di tutti gli organi centrali del partito) fra candidati con proposte almeno in parte divergenti. Perché solo da uno scontro vero, dalla lotta politica (non dai calcoli e dalla pianificazione di chi controlla gli apparati), possono nascere quel generale rimescolamento delle carte e quella autentica fusione in grado di dare vitalità all’impresa”. Secondo Panebianco insieme al referendum elettorale, la costituzione del Pd è la sola iniziativa tesa a ridurre la “dannosa e pericolosa frammentazione” della politica italiana, laddove “se il Partito democratico diventerà la formazione più forte e vitale del centrosinistra, una riaggregazione si verificherà certamente anche a destra. E di queste riaggregazioni la nostra democrazia necessita oggi più di qualunque altra cosa”.