– Roma, 9 lug – Parlamento che, dichiarava sabato in un’intervista a Repubblica il ministro Vannino Chiti, da quasi un anno impegnato a sondare il terreno per arrivare ad una soluzione condivisa, “ha ancora il tempo per varare una nuova legge elettorale, e lo deve fare perché il referendum non è la soluzione”. Il partito che si conferma maggiore sostenitore dell’iniziativa referendaria è Alleanza nazionale. Giorni fa Gianfranco Fini lo definiva come “una clava ma estremamente utile”, oggi Maurizio Gasparri, commendando le dichiarazioni del sindaco di Roma, lo critica per la presunta ambiguità: “Veltroni si conferma il solito Don Abbondio. E’ d’accordo con il referendum, ma non firma perché paga un prezzo ai mille compromessi già in atto per scalare la leadership di un sinistra divisa su tutto, quindi anche sulla legge elettorale”. Chi, da sempre, è schierato a fianco del comitato promotore, sono gli esponenti ulivisti, uno su tutti il ministro della Difesa Arturo Parisi. Il referendum sulla legge elettorale “è l’unica salvezza. Il referendum è lo strumento che la Costituzione offre ai cittadini quando il Parlamento fallisce”. Nettamente contro l’iniziativa referendaria restano i piccoli partiti, che verrebbero inevitabilmente emarginati. L’asse bipartisan è capeggiato dall’Udeur di Clemente Mastella, che ha più volte minacciato la crisi di governo nel caso in cui l’esecutivo non riesca a sventare la minaccia del referendum, dalla Lega Nord, dai Verdi e dai Comunisti italiani. Al tempo stesso si pongono contro questa soluzione, anche se per motivi diversi, Rifondazione comunista e l’Udc, contrari a un sistema maggioritario puro e al radicamento del bipolarismo, e favorevoli ad una legge che reintroduca il proporzionale con alta soglia di sbarramento sul modello elettorale tedesco. Diviso al suo interno è invece il più grande partito del centrodestra, Forza Italia. (SEGUE)