– Roma, 11 lug – Al termine della riunione, il ministro Chiti, avvicinato dai cronisti, ha escluso l’ipotesi fiducia sul ddl. “Quello che noi abbiamo chiesto – spiega Chiti – è su un problema che riguarda il contingentamento dei tempi di questa legge. Questo era il nostro impegno e lo stiamo portando avanti anche in condizioni non facili, in modo positivo”. Gli ha fatto eco la Finocchiaro: “Non c’è bisogno della fiducia”. Ma la polemica è scoppiata di lì a pochi minuti, quando si è riunita la conferenza dei capigruppo, nella quale l’Unione ha chiesto il contingentamento dei tempi, sul quale il presidente Marini si è riservato di decidere nella capigruppo convocata per domani alle 16. Il presidente dei senatori del Carroccio, Roberto Castelli, attacca: “Il contingentamento dei tempi sull’ordinamento giudiziario è una proposta per noi assolutamente inaccettabile. Ci hanno accusato per 5 anni di aver impedito il dibattito sulla riforma, che abbiamo discusso per oltre tre anni, e poi loro pretendono in pochi giorni di portarla a termine”. “La maggioranza – polemizza il presidente dei senatori del Carroccio – è in gravissima difficoltà, ma anziché rivedere la loro posizione si irrigidiscono ancora di più”. Quanto alla mofidica dell’emendamento Brutti, Castelli accusa: “Fa fare un ulteriore passo indietro ai timidissimi tentativi di indipendenza dll’Anm. La maggioranza è stata richiamata all’ordine dai magistrati, ha abbassato il capo e obbedito ai
diktat”. Gli ha risposto con fermezza il presidente dei senatori dei Verdi-Pdci, Manuela Palermi: “Senza contingentare i tempi in aula non ce la facciamo a finire
entro sabato, visto l’ostruzionismo della Lega”. “Qui c’è un caso personale – replica la Palermi – Castelli lo capisco, è l’autore della peggiore riforma che sia mai stata fatta, la stiamo cancellando e dunque fa di tutto per evitarlo”. Sul fatto che la scorsa legislatura sulla riforma il confronto sia durato ben più a lungo, “è stato un limite del centrodestra – sottoliena la Palermi – discuterla per 3 anni. Il fatto è che non erano d’accordo tra loro”. Poi un messaggio all’Anm: “La rabbia dei magistrati non ha ragione d’essere, è sbagliata”. “Una parte della magistratura – chiude l’esponente dei Comunisti italiani – non sta capendo ciò che stiamo facendo. Qui stiamo approvando una riforma seria, con una seria distinzione delle funzioni e un ‘no’ definitivo alla separazione delle carriere”.