– Roma, 12 lug – “Quali sono gli elementi positivi realizzati attraverso il programma italiano di giustizia in Afghanistan?” Questa la domanda rivolta da Elettra Deiana, Vicepresidente della commissione Difesa alla Camera, al presidente del Consiglio Prodi e ai ministri della Difesa e degli Esteri in una interpellanza in discussione oggi alla Camera. “Il Governo italiano negli ultimi anni ha investito milioni di euro per la riforma del sistema giudiziario in Afghanistan. Nonostante siano stati fatti enormi sforzi per stabilire regole democratiche e rispettose dei diritti umani nel sistema giudiziario afghano – commenta la deputata di Rifondazione – siamo in presenza di un apparato che presenta ancora gravi lacune e inefficienze tali da minare alla radice la certezza del diritto nel Paese. Sono numerosi i casi giunti all’attenzione della comunità internazionale, che hanno messo in evidenza le criticità presenti in Afghanistan. Oltre al caso del mediatore di Emergency Rahmatullah Hanefi, la parlamentare afghana Malalai Joya, che dal 2003 denuncia instancabilmente la presenza di signori della guerra fondamentalisti nelle istituzioni afgane, è stata espulsa dal Parlamento, interdetta a uscire dal Paese e – spiega Deiana – oggetto di un procedimento penale per aver espresso in un’intervista una dura condanna nei confronti del Parlamento afghano. Nel carcere di Pol-i-Chark, alla realizzazione del quale ha contribuito in maniera decisiva l’Italia, vivono segregate in uno spazio angusto perlomeno 70 giovani donne con 50 figli piccoli. La natura della loro colpevolezza – aggiunge – acquisita senza processo e senza tempi finiti di detenzione, sembrerebbe risiedere unicamente nella violazione delle regole del codice tribale e, pertanto, secondo le opinioni di alcuni avvocati afghani, non punibile neanche secondo la sharia. In sede di conferenza internazionale, che si è svolta nei giorni scorsi a Roma, l’Italia ha nuovamente rinnovato il proprio impegno affinché il Paese afghano sia dotato di un sistema giudiziario efficiente e rispettoso dello stato di diritto, ma dalla conferenza – conclude Deiana – non sono emerse con precisione le linee guida di tale processo innovatore.”