– Roma, 12 lug – Lo spettro della povertà non fa sconti a nessuno: colpisce gli anziani che percepiscono pensioni di appena 500 euro (e sono più di 7 milioni), i giovani precari che passano da un lavoro all’altro e coloro che finora erano considerati privilegiati, perché al riparo da ogni imprevisto economico, il cosiddetto “ceto medio”. Le statistiche Istat confermano quanto sostenuto dall’Eurispes da diversi anni: la povertà si va progressivamente estendendo e investe anche persone che un tempo godevano di un discreto tenore di vita. La probabilità di impoverimento delle classi medio-basse è aumentata e la linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri diventa sempre più indistinta. Per molte famiglie italiane si è concretizzato il rischio di povertà, così come era stato anticipato dall’Eurispes negli anni passati; nuclei familiari che non ce l’hanno fatta e, per cause simili (erosione del potere d’acquisto, fuoriuscita dal mercato del lavoro, malattia, separazione/divorzio, ecc.), sono sprofondati sotto la soglia di povertà. La perdita del lavoro, la cassa integrazione o il sopraggiungere di una malattia grave rappresentano variabili causali in grado di compromettere seriamente il fragile equilibrio economico-finanziario di una consistente quota di nuclei familiari. Si stima che circa 2.500.000 nuclei familiari siano a rischio povertà, l’11% delle famiglie totali, ben 8 milioni di persone. Il totale delle persone a rischio povertà e di quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante: si possono stimare circa 5.100.000 nuclei familiari, all’incirca il 23% delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui, di questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni. E’ quanto si evince dallo studio “Problemi di famiglia”, realizzato dall’Eurispes in collaborazione con Federcasalinghe. Tra le variabili che incidono negativamente sulle condizioni e sulle aspettative di vita della popolazione vi sono il mancato o insufficiente adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni, l’impennata del credito al consumo, la modesta ripresa dei consumi, l’aumento dei prezzi “regolamentati”, le tariffe di trasporto e altri servizi di pubblica utilità. (SEGUE)