– Roma, 12 lug – “Ribadisco – aggiunge Scalfari – che non è affatto vero che il programma elettorale dell’Unione preveda l’abolizione dello scalone ‘senza sé e senza ma’. Lo condiziona invece a provvedimenti di gradualità e di compatibilità di bilancio. Questo aspetto è sottaciuto dai miei rissosi interlocutori contro l’evidenza dei testi. Giordano ritiene incredibile, arrogante e ricattatorio l’invito da me fatto al presidente della Camera di dimettersi in caso di crisi di governo. Non ho affatto scritto questo. Ho scritto che Bertinotti dovrebbe dimettersi qualora il governo andasse in crisi a causa di un voto contrario di Rifondazione motivato dai contrasti previdenziali sui quali il presidente della Camera ha espresso un’opinione che male si concilia con il suo incarico istituzionale. Non c’è né arroganza né tantomeno ricatto. Onorevole Giordano, ricatto è una parola che riguarda un ricattatore e un ricattabile; né Bertinotti è ricattabile né io sono un ricattatore. Lei mi deve dunque delle pubbliche scuse. Io ho semplicemente constatato che Bertinotti interviene troppo spesso su questioni che riguardano la sua competenza ‘neutrale’ di presidente della Camera e che – ove i suoi suggerimenti inducessero il suo partito a provocare la crisi – una persona perbene come lui dovrebbe dimettersi. Punto e fine”. “Per quanto riguarda lo scalone previdenziale – sottolinea ancora Scalfari – io non ho affatto affermato l’esistenza di un documento sottoscritto, bensì di un accordo sostanziale: i sindacati e la Cgil in particolare avrebbero di fatto consentito l’attuazione della legge delega e Maroni ne avrebbe posticipato di tre anni e mezzo l’entrata in vigore. Inoltre lo stesso Maroni avrebbe fatto slittare la verifica dei coefficienti applicati alle pensioni d’anzianità come previsto dalla riforma Dini; quest’ultima, giova ricordarlo, fu firmata da tutte e tre le organizzazioni sindacali confederali prima ancora che il governo la presentasse al Parlamento”. “La data fissata per la verifica dei coefficienti – aggiunge – era prevista dalla legge ma Maroni ‘se ne dimenticò’. I sindacati anche. Padoa-Schioppa l’ha riproposta; i sindacati chiedono che sia rinviata ancora; ovviamente, per non turbare acque già molto agitate, la materia è stata affidata ad una commissione che… riferirà”.