– Roma, 13 lug – “E’ evidente – aggiunge la Munizzi – che la Commissione di Censura Cinematografica Italiana, per come funziona e come è composta, risulta meno attenta ai diritti e alla sensibilità dei minori rispetto ad analoghi organismi di Paesi. Il problema è noto da tempo e più volte è stato fatto presente alle istituzioni competenti. Quando abbiamo saputo del disegno di legge che sarà presentato in questi giorni siamo rimasti stupefatti e allarmati; il ddl va esattamente in direzione contraria a quella auspicata. Se approvata questa legge renderebbe quasi inesistenti le tutele per i minori, subordinando i loro diritti agli interessi commerciali”. Il ddl in questione – che questa mattina il Governo ha rinviato al prossimo Cdm – di cui ha dato un’anticipazione il Sole 24 ore (in allegato l’articolo), prevedere, infatti, che a dare la classificazione ai film siano direttamente le case produttrici; la Commissione di censura interverrebbe per due anni su tutti i film e poi solo a campione. “Una riforma in tal senso è inaccettabile – dice la Munizzi – perché così facendo si creerebbe un’identità pressoché totale tra il giudicato (il film di un produttore) e il giudicante (il produttore stesso). Fra due anni, secondo il ddl, i film potrebbero andare in sala senza passare per nessun controllo da parte delle società civile ma con il solo giudizio dei produttori. La via da intraprendere è quella opposta; ciò che serve sono regole più chiare per l’individuazione dei criteri di giudizio e una maggiore presenza della società civile, in particolare dei genitori e degli educatori, all’interno delle commissioni di censura”.