Roma, 19 lug – “La nuova Italia se passa
la consultazione.
Vince la coalizione con il partito più grande” il titolo
dell’intervento sul Corriere della Sera di Renato Mannheimer nel quale il
presidente dell’Ispo presenta un sondaggio commissionato all’Istituto per gli
Studi sulla Pubblica Opinione dal quotidiano di via Solferino secondo il quale
“se si votasse oggi e se gli elettori si comportassero come dichiarano nei
sondaggi (il che non è detto, se non altro poiché ci sarebbe di mezzo una campagna
elettorale), la Cdl vincerebbe di gran lunga sia alla Camera, sia al
Senato”. Ma si aggiunge che, in una prossima contesa elettorale, la
ripresentazione dei partiti tutti separati costituisce uno scenario
improbabile, alla luce dell'”eventuale (e, a questo punto, auspicabile)
introduzione delle norme previste dal referendum”, che “dovrebbe
stimolare le forze politiche a fondersi in nuove e più ampie aggregazioni, in
modo da godere del premio di maggioranza”: “È più ragionevole pensare
che, a seguito della nuova legge, essi si coalizzino in due aggregazioni. Anche
in questo caso, se si replicassero i risultati dell’anno scorso, il
centrosinistra continuerebbe a prevalere alla Camera e perderebbe al Senato. La
nuova normativa non ha potuto infatti prevedere l’eliminazione della insensata
assegnazione su base regionale del premio di maggioranza. Ancora una volta, se
si tiene conto dello stato attuale degli orientamenti, il centrodestra
prevarrebbe in entrambe le Camere (ma, in realtà, nessun sondaggio può onestamente
prevedere fino in fondo il risultato del Senato, la cui normativa resta, come
nota Ceccanti, ‘il buco nero del sistema’)”. “Stimolati dalla
necessità di conservare la propria specifica identità (o, semplicemente,
dall’insensatezza che talvolta li contraddistingue) – prosegue il presidente
dell’Ispo -, alcuni partiti potrebbero però decidere di presentarsi comunque,
indipendentemente dal resto delle coalizioni. Panebianco ha suggerito che ciò
riguardi, ad esempio, Lega e Rifondazione (quest’ultima, magari insieme ai
Comunisti Italiani e ai Verdi). Nel caso in cui entrambe si staccassero dai
loro poli di appartenenza, il centrodestra avrebbe comunque la prevalenza. Viceversa,
l’abbandono di una sola delle due (Lega o Rifondazione) porterebbe alla
vittoria della coalizione opposta, restata unita. Si possono immaginare
situazioni di ancora maggiore frammentazione. Le rotture interne sono
all’ordine del giorno, sia nel centrodestra, sia nel centrosinistra: non è
dunque irragionevole pensare che diverse componenti possano presentarsi
separatamente. In questi casi, ovviamente, il vantaggio andrebbe a chi riesce a
restare più unito: la frammentazione verrebbe fortemente punita in temine di
maggioranze parlamentari”. Nota quindi che “un Pd che si staccasse da
Rifondazione, attirerebbe senz’altro molti voti (e, forse, formazioni) dal
centro e comporterebbe equilibri e alleanze non previste nelle nostre
tabelle”. “In definitiva – conclude -, il referendum porterebbe a un
mutamento radicale della struttura stessa della competizione. A meno che, con
la solita furbizia all’italiana, i partiti non si limitassero a ‘fingere’ di
coalizzarsi in occasione delle elezioni, per risepararsi subito dopo. Mandando
in rovina definitivamente il Paese”.