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L’AQUILA: IN PROVINCIA SI INCONTRANO GLI ELETTI ALL’ESTERO ABRUZZESI

it@withub.it by it@withub.it
5 Agosto 2007
in Archivio News dal mondo
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L’Aquila, 5 ago – Castelvecchio Calvisio, antico borgo dell’Abruzzo aquilano, è stato per un giorno al centro dell’attenzione, con la “Festa degli abruzzesi nel mondo” che il Cram Regione Abruzzo e la locale amministrazione comunale hanno organizzato venerdì scorso. Si tratta dell’unica Festa dell’estate 2007 in cui il presidente del Cram (Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo) Donato Di Matteo è riuscito a mettere insieme tutti e quattro i parlamentari abruzzesi eletti all’estero – Giuseppe Angeli, Mariza Bafile, Claudio Micheloni e Antonio Razzi – che con il sindaco Dionisio Ciuffini, il giornalista-scrittore Errico Centofanti, il consigliere provinciale Fabrizio D’Alessandro e Alberto Di Giovanni, direttore del Centro scuola di lingua e cultura italiana di Toronto (Canada) hanno dato vita al dibattito “Trasformare da disastro in risorsa lo spopolamento dell’Abruzzo interno”. La soluzione al problema, che ha notevolmente impoverito i nostri borghi, dove sono rimasti a vivere perlopiù anziani, ha trovato tutti concordi sull’attivazione del turismo, non solo di ritorno. “Sono anni che sentiamo parlare di recupero dei borghi ma ancora nulla: Parlamento e Regione devono lavorare di più in questo senso – ha detto Ciuffini nell’aprire i lavori, primo cittadino di un paese “spopolato – ha detto – da ogni tipo di emigrazione, anche verso le città”. I saluti e l’esaltazione delle peculiarità della Provincia dell’Aquila, sono stati portati dal giovane consigliere provinciale D’Alessandro, originario della zona, da Barisciano, altro borgo incantevole delle montagne aquilane.
Castelvecchio Calvisio è, per l’onorevole Angeli una “cartolina postale”. Il deputato originario di Orsogna (Ch), ha confessato come il collega Razzi di scoprire solo ora da parlamentare il suo Abruzzo: “Come imprenditore turistico (Angeli è il primo tour operator in Argentina, con circa 600 dipendenti, ndr) porto ogni anno migliaia di turisti in Abruzzo”, lamentando il fatto, però, di non aver mai avuto nessun tipo di collaborazione dall’assessore regionale al Turismo Enrico Paolini, “al quale – ha rivelato Angeli – ho scritto quattro volte senza mai aver risposta. Collaborazioni che, invece, sono state attivate con la Calabria, Sicilia e Toscana, per abbattere i costi dei pacchetti” che, ovviamente, sono onerosi o proibitivi per la popolazione media argentina. Razzi, ha preferito parlare attraverso il documentario “Onorevole operaio”, che la Televisione svizzera italiana ha dedicato e trasmesso alcuni mesi fa sulla storia dell’unico parlamentare operaio dell’attuale legislatura italiana. Ha, però, detto che se l’Abruzzo ha eletto quattro dei 18 parlamentari all’estero “qualcosa di speciale vuol dire che ce l’abbiamo noi abruzzesi, gente capace di realizzarsi. La mia storia nel documentario è la storia di tutti noi emigrati”. “Di Matteo dimostra che è possibile fare politica in modo diverso, politica nella quale io credo e le connessioni con i borghi è un’idea genialmente politica – ha esordito Mariza Bafile, che ha rispedito al mittente il solito clichè dell’emigrato: “L’emigrazione è stata una tragedia storica – ha detto la deputata italo-venezualana – E’ emigrato il componente della famiglia forte, sano, coraggioso per un viaggio senza ritorno e farsi carico di tutta la famiglia. L’emigrato è partito portando con sé quei valori di un’Italia povera che ormai non c’è più perchè la ricca l’ha dimenticata”. La deputata-giornalista originaria di L’Aquila, è tornata sulla politica da fare “senza luoghi comuni” ricordando l’ottimo lavoro che il Cram Abruzzo sta facendo per i giovani “i quali non hanno alcuna nostalgia”, e infine: “Di Matteo ci ha radunati qui tutti e quattro: anche questa è la politica dei fatti”.
Claudio Micheloni, l’unico senatore abruzzese (da Campli) eletto all’estero (risiede anche lui, come Razzi, in Svizzera), ha detto che è ora di smetterla “con la poesia dell’emigrazione. Anche con l’ex Crei ci ritrovavamo per borghi e ci raccontavamo, ma è arrivata l’ora di dare delle risposte. Io non ho nostalgia dell’Italia, ho memoria e voglio che sia mantenuta viva la memoria dell’emigrazione perchè c’è un’ignoranza totale sull’emigrazione, la cui Storia dovrebbe essere materia scolastica. Oggi noi emigrati siamo interlocutori all’estero solo con le imprese per l’eno-gastronomia. Ci sono imprenditori che hanno confessato di non fare pubblicità all’estero perchè tanto ci siamo noi che consumiamo spontanemente”. Parlando delle rimesse degli emigrati, che hanno permesso al nostro Paese di risollevarsi dalle macerie della guerra, Micheloni ha rivelato che “è vero che oggi sono scese a soli 254 milioni di euro all’anno rispetto all’1,5 miliardi degli anni 60 ma che anche vero un dato che nessuno tira mai fuori: quello degli ex emigrati che sono tornati a vivere in Italia con le pensioni estere erogate dalla casse straniere: sono ben 3,5 miliardi l’anno e anche queste sono rimesse”. Il senatore diessino è stato infine un po’ critico con l’attuale politica della Regione Abruzzo verso l’emigrazione: secondo Micheloni “si sta facendo poco”, e l’emigrazione “non ha ancora il giusto risalto nel governo regionale” guidato dalla sua stessa coalizione. Le conclusioni sono state affidate al presidente del Cram Di Matteo, che ha ricordato di essere stato anche lui sindaco di un piccolo paese come Roccamorice e presidente di Comunità montana, “zone spopolate dall’emigrazione prima che sono state poi anche colpite, sacrificate, dai governi a favore dello sviluppo economico delle aree metropolitane”. “Ma anche chi è emigrato oggi ha problemi – ha ricordato il presidente del Cram – come in ogni famiglia c’è il figlio bravo e quello problematico e noi politici dobbiamo dare priorità alla soluzione dei problemi dei nostri corregionali che stanno passando da tempo momenti difficili, come coloro che vivino in Sudamerica: io e la Bafile stiamo guardando là. Sappiamo che qualcuno si lamenta della poca attenzione all’Europa ma ora la priorità è l’America latina”.

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