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MO, HAMAS: PRONTI A DIALOGARE CON COMUNITA’ INTERNAZIONALE

it@withub.it by it@withub.it
13 Agosto 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 13 ago – “Siamo pronti ad aprire un dialogo franco con la comunità internazionale come auspicato dal presidente del consiglio italiano, Romano Prodi”. Lo ha dichiarato questo pomeriggio Sami Abu Zuhri, il portavoce di Hamas a Gaza. L’apertura di Romano Prodi che, nelle sue giornate di vacanza a Castiglione della Pescaia, ha invitato l’occidente a confrontarsi “apertamente e con trasparenza” con l’organizzazione palestinese, ma anche con la Siria, è stata ben accolta dal “movimento di resistenza islamico palestinese” (questo il significato dell’acronimo Hamas, che significa anche “entusiasmo”, “zelo”), movimento che alle elezioni politiche del 25 gennaio 2006 aveva ottenuto la maggioranza (76 seggi su un totale di 132) del Consiglio Legislativo Palestinese. “Noi apprezziamo molto il ruolo svolto dall’Italia – ha proseguito il portavoce di Hamas – che anche altre volte ha esortato per un dialogo con il nostro movimento. L’atteggiamento italiano testimonia il desiderio europeo di riconsiderare la sua posizione verso Hamas”. Per Sami Abu Zuhri, “il mondo occidentale sta capendo che è stato un errore non trattare con Hamas in passato, e ora noi ci auguriamo che le dichiarazioni del primo ministro italiano vengano ascoltate dall’Unione europea, all’interno della quale ci sono altri gruppi parlamentari che sostengono la medesima esigenza di trattare con noi”. “Hamas non può più essere una parola tabù – aveva spiegato Prodi – si deve aiutare lo sforzo del presidente palestinese Abu Mazen e del premier israeliano Ehud Olmert a compiere i difficilissimi gesti di pace”. “Quindi palestinesi e israeliani devono diventare due nazioni che vivono in pace – ha spiegato il premier – come accade tra due paesi europei. Bisogna spingere per il dialogo e non chiudersi mai al confronto con nessuno”. Secondo il presidente Prodi è “impossibile pensare di avere la pace in Medio Oriente con i palestinesi divisi”. “Io stesso – ha detto Prodi – sto aiutando fortemente e lealmente lo sforzo del presidente dell’Autorità palestinese e del primo ministro israeliano per fare reciproci gesti di pace”. Il dibattito sulla possibilità di considerare il movimento di Hamas un interlocutore al tavolo della politica internazionale è ripreso. A metà luglio, erano state le frasi di Massimo D’Alema a mettere la questione al centro del dibattito. In un suo intervento alla festa dell’Unità di San Miniato, il ministro degli Esteri aveva definito Hamas “un movimento popolare” che la comunità internazionale non ha interesse “a spingere nelle braccia di al Qaeda”. Le parole di Prodi hanno suscitato “stupore e preoccupazione” nel governo israeliano. Lo ha detto la radio pubblica israeliana, riferendo le parole del direttore generale del ministero degli Esteri, Aaron Abramovich. Abramovich ha spiegato che Hamas “non è cambiato e se è cambiato lo ha fatto in peggio” e “non c’è motivo che la Comunità internazionale lo premi con un negoziato”. La comunità ebraica ha criticato duramente le parole di Prodi sulla ricerca del dialogo con Hamas. Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, sul Messaggero si dice “sorpreso”. E lancia l’affondo: “Credo che sia giunto il momento di rafforzare i gruppi moderati palestinesi – afferma Gattenga – ma non possiamo cercare il dialogo con gli estremisti”. “Finché da parte di Hamas c’è voglia di distruzione, guerra e terrorismo – conclude – non si può essere disponibili. Lo faremo se e quando maturassero le condizioni giuste. Non prima”. Di diverso avviso invece la Commissione esteri del Parlamento britannico, che oltre a incoraggiare il dialogo con Hamas propone l’ex ministro Tony Blair come possibile portavoce per riallacciare i rapporti con il movimento islamico che dal 15 giugno controlla la Striscia di Gaza. La decisione del governo britannico di non dialogare con Hamas ostacola il processo di pace in Medio Oriente, che invece va incoraggiato aprendo “un dialogo politico con gli elementi moderati” del movimento estremista. Secondo la Commissione esteri del Parlamento britannico non può esserci un negoziato “a macchia di leopardo” che coinvolga solamente la Cisgiordania, unico territorio palestinese controllato da Fatah. “Per questo – hanno scritto nel documento i parlamentari inglesi – la Gran Bretagna avrebbe dovuto cessare l’embargo contro il gruppo fondamentalista già da febbraio, quando si arrivò a una formazione di governo di unità nazionale Hamas-Fatah”. Per i parlamentari, Tony Blair potrebbe essere l’uomo giusto per riprendere la strada delle trattative per arrivare alla soluzione “Due popoli-due Stati”.

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