Pavia, 23 ago – La distanza che ci separa dalla verità sull’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa lo scorso 13 agosto nella sua villa di Garlasco, nel pavesano, potrebbe essere sottile come un capello: si tratta, in questo caso, di un capello biondo, lungo cinque o sei centimetri, che è stato trovato nella mano di Chiara. Un indizio che potrebbe fornire, tramite un test del dna, un epilogo al giallo sulla sua morte. La parola fine sull’enigma dell’ omicidio di Pavia sembra scritta nei frammentari indizi che la Scientifica sta analizzando: gli investigatori attendono i risultati dei rilievi compiuti dai carabinieri del Ris di Parma, che, secondo fonti vicine alla Scientifica dell’Arma, saranno pronti per la metà della prossima settimana. Nel frattempo, a Garlasco, l’inchiesta sull’omicidio di Chiara non si arresta: i carabinieri hanno ascoltato le deposizioni di molti testimoni vicini alla famiglia di Stasi e a Chiara, molti dei quali – in ferie o in villeggiatura – nei giorni scorsi non sono stati reperibili per i colloqui. Al termine della giornata di interrogatori gli investigatori si sono riuniti in un vertice in Procura per discutere sul nuovo materiale reperito. La famiglia Poggi intanto rompe il silenzio dei giorni passati e dichiara, tramite l’avvocato Gianluigi Tizzoni, la sua “sentita riconoscenza per tutti per tutti coloro che nelle rispettive funzioni istituzionali, con particolare riferimento all’autorità giudiziaria e all’Arma dei carabinieri, si stanno prodigando nella ricerca della verità con ammirevole abnegazione, professionalità e condiviso riserbo”.
Pavia, 23 ago – “Ringraziamo istituzioni, organi di informazione, i concittadini e tutte le persone che hanno dimostrato attenzione e solidarietà per la tragica vicenda che ci ha colpiti”. Di tutt’altro tono un infuocato comunicato contro i media firmato dalla famiglia Cappa, dopo che nei giorni scorsi i mezzi di comunicazione hanno accusato le gemelle Paola e Stefania, cugine di Chiara, di aver sfruttato la morte della ragazza per acquistare visibilità: “la malevolenza dei media – recita il testo – ha colpito in particolar modo Paola e Stefania. I mezzi di informazione hanno travisato la loro disponibilità al colloquio e i loro comportamenti. Atteggiamenti lesivi, come l’indebita diffusione di notizie sul loro stato di salute, non saranno più tollerati”. Critiche alla condotta dei mezzi di comunicazione anche da parte di Antonio di Pietro, Ministro delle Infrastruture “Tre famiglie: quella della ragazza uccisa, delle sue cugine e del fidanzato sono state messe in piazza e trattate come carne da macello. Non credo che questo sia giornalismo e che le stesse indagini ne traggano alcun vantaggio”. Ma l’attenzione dei media non accenna a distogliersi dalle gemelle Cappa: l’omicidio di Chiara, nel mirino della stampa negli ultimi dieci giorni, ha attirato a Garlasco anche Fabrizio Corona, che ha ammesso di aver fatto un sopralluogo per un’esclusiva, e ha dichiarato di avere un particolare interesse per le ragazze. Un secco botta e risposta tra il re di Vallettopoli ed Ermanno Cappa, il padre delle due ragazze: “le gemelle le conosco già”, ha dichiarato l’ex di Nina Moric. “Cretinate”, ribatte lo zio di Chiara. Intanto Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara indagato per il suo omicidio, ribadisce quanto affermato ieri, dopo un interrogatorio fiume durato nove ore: “ Ho detto tutto quello che sapevo e che poteva essere utile per sapere chi è stato”. Pochi i dettagli noti sulla lunga deposizione dell’indagato, che ha ieri tentato di chiarire, alla presenza del legale Giovanni Lucido, le contraddizioni emerse nel corso dei precedenti interrogatori. Passano le ore, ma il racconto di Stasi su quel fatidico tredici agosto non cambia. Sono le tredici e quarantacinque di dieci giorni fa: Alberto – questa la sua versione dei fatti – si reca a casa di Chiara dopo averle telefonato invano nel corso della mattinata. Il ragazzo trova il corpo senza vita della fidanzata, e avverte immediatamente le autorità. Alcune incongruenze nella sua esposizione, tuttavia, continuano a non convincere gli inquirenti. Perché Alberto, dopo aver trovato il corpo di Chiara in un pavimento completamente inondato di sangue, ha le scarpe completamente pulite? E perché continua a sostenere che il volto della ragazza, al momento del ritrovamento, era “pallidissimo”, quando i soccorritori del 118, giunti in un secondo momento, assicurano che era invece ricoperto di sangue? Un’altra incoerenza: il colore del pigiama di Chiara. Alberto giurerebbe di averlo visto rosa, ma gli esperti assicurano che, data la fievole luce sullo scenario del delitto, il tessuto avrebbe dovuto sembrare bianco. Un ulteriore elemento complica la posizione dell’indagato. Quando Chiara ha aperto la porta al suo carnefice, era in pigiama: la ragazza doveva avere una certa familiarità con l’assassino. Questa in conclusione la ricostruzione dell’omicidio della ragazza secondo gli ultimi aggiornamenti: sera del 12 agosto, Chiara passa una tranquilla serata con Alberto, il fidanzato. Pizza, film, e ognuno a letto a casa propria. La ragazza – i genitori sono in vacanza – dorme sola nella sua villetta. In mattinata, la tragedia: Chiara apre la porta al suo carnefice, che la colpisce, mancandola una prima volta, ma centrandola in pieno per ben due volte poco dopo. Ed ecco che arriva il colpo mortale alla nuca. Alcuni tasselli mancanti nel puzzle omicida, tuttavia – movente e arma del delitto su tutti – renderebbero ancora vacillante l’enigmatica inchiesta.