Roma, 28 ago – “Tu non penserai il nulla”, ecco il millenario veto posto da Parmenide, il padre della filosofia occidentale, all’umanità intera. Veto che nei millenni è stato rispettato: considerato il limite ultimo del nostro intelletto, talvolta identificato, per la sua impensabilità, con Dio stesso, Platone in persona si arrese di fronte all’inattingibilità della sua idea, dichiarando che “il nulla non può essere pensato in quanto tale”. Concetto scivoloso, sfuggente, ha messo in crisi più di uno scienziato: alcuni hanno tentato di identificarlo con particelle di dimensioni infinitesimali, o con una sorta di “contenitore” all’interno del quale si muoverebbero gli atomi. Insomma, nessuno si è mai trovato di fronte al vero e proprio nulla, quell’inquietante spazio in cui – a rigor di logica – non si dovrebbe incontrare alcuna traccia di materia: anche in quelli che sono chiamati “vuoti intergalattici”, infatti, si incontrano entità fisiche di vario tipo, anche se di dimensioni ridottissime. Ed ecco una notizia che, dopo millenni di attesa, fa quasi girare la testa: al largo dello spazio, nelle pieghe del cosmo, è stato trovato qualcosa di molto simile al vuoto assoluto: gli astronomi della University of Minnesota hanno scoperto un’enorme regione dell’universo in cui finora non è stato possibile reperire alcuna traccia di materia. La sconcertante scoperta, che sarà pubblicata nel prossimo numero della rivista “Astrophysical Journal”, è avvenuta nel corso del progetto Sky Survey, un programma che prevede l’analisi di grandi porzioni del cosmo a partire dall’osservatorio Very Large Array, nel New Mexico. Gli scienziati hanno rinvenuto una smisurata lacerazione nel tessuto della galassia – niente a che vedere con un buco nero – di migliaia di anni luce tra un estremo ed un altro, in cui non brilla nessuna stella. Tantomeno si scorge al suo interno un bagliore che faccia pensare ad una galassia, a qualche tipo di gas, o alla cosiddetta “materia oscura”. E’ questo l’Impensabile, il Nulla, il vero volto della Divinità?