Bologna, 2 set – Il partito dei valori. Sembra questo il Pd che Walter Veltroni ha in mente, almeno a giudicare dall’intervista che il direttore del Tg1 Gianni Riotta ha realizzato al candidato leader del nuovo partito presso la festa nazionale de L’Unità di Bologna. Per molti anni, ha affermato il sindaco di Roma in una sala affollatissima, nella politica italiana i valori “sono stati considerati carta straccia, cosa buona per i sognatori”, quasi che la politica fosse solo “durezza della decisione e del conflitto ideologico. C’è invece una domanda di senso e di valori che spiega perché oggi trecentomila giovani siano andati ad ascoltare il Papa. I ragazzi che vanno a Loreto vedono nella società un deserto di valori. Non dobbiamo più avere paura di credere nei valori”. Veltroni ha poi criticato la cultura dell’individualismo e dell’arrivismo: “La nostra società – ha detto – è legata solo all’io. Dobbiamo reintrodurre il senso che la vita non è solo legata al successo e ai soldi, non dobbiamo avere più paura di pronunciare la parola valori”. Poi ha sferrato l’attacco contro l’ultimo simbolo della degenerazione italiana: “E’ inaccettabile – ha continuato – l’arrivo del signor Corona, che è un indagato, a Garlasco, sulla scena di un delitto nel quale era stata uccisa una ragazza. E’ inaccettabile il fatto che la morte e la speranza di una ragazza si sia subito dimenticata, e sul proscenio sia finito un circo mediatico che voleva lucrare”. Contro la parola individualismo Veltroni pone “una parola che è stata distrutta negli ultimi anni e che dobbiamo richiamare in causa anche nell’ottica di scelte programmatiche coraggiose: la solidarietà. Quando saremo tutti insieme nel Pd si vedrà che la matrice comune è la stessa ed è racchiusa nella parola solidarietà”. E a proposito di politica dei valori, Veltroni ha citato Pietro Nenni, Enrico Berlinguer e Aldo Moro, osservando come quei leader “offrissero progetti, mentre oggi in politica si assiste solo a battute e scherni”. Tornando sulla più stringente attualità politica, il candidato leader del nuovo partito ha affermato che “Il Partito democratico è il partito che gira pagina, dopo 13 anni di storia politica rissosa”. Ma, soprattutto, il Pd “è il partito che porta innovazione, la cosa nuova che può far riappassionare milioni di italiani alla politica. La sinistra non deve avere simpatia per il passato ma curiosità per il futuro. E’ il futuro la nostra chiave. Le trasformazioni non ci devono spaventare ma affascinare”. L’attenzione del Pd per l’innovazione dovrà caratterizzare anche le scelte comunicative del nuovo soggetto: “Il nuovo partito dovrà avere un grande portale su internet che sia un luogo d’ascolto e di scambio. Dovrà avere una rete televisiva che ricopra la stessa funzione, e che facci informazione”. A Riotta che chiedeva “come finirà tra Prodi e Veltroni?”, quest’ultimo ha risposto: “Romano fa il presidente del Consiglio e io spero e lavoro perché questo governo duri fino al 2011. Quanto a me, io potrei fare il premier solo dopo nuove elezioni politiche. Io e Prodi lavoriamo insieme al progetto del Pd dal 1996. Insieme a lui – aggiunge – e agli altri dirigenti cercheremo di fare quello che deve diventare il nostro obiettivo: fare il più grande e il più forte partito della vita politica italiana. Non dobbiamo pensare, infatti, che un partito moderno si faccia in tv, con il marketing e lo spin doctor. Un partito grande lo si fa se in ogni quartiere c’è qualcuno che si preoccupa di conquistare qualcun altro. Così si fa un grande partito di massa”. Un partito che, secondo Veltroni, non deve “vivere con l’ossessione del capo dell’opposizione, ma con l’ossessione di dare della risposte alle esigenze degli italiani”. Sul dibattito che ha caratterizzato questa lunga marcia verso le primarie, l’aspirante leader del Pd ha affermato: “Non parliamo solo di regole o comunque parliamo anche e soprattutto dei problemi degli italiani. Diamo risposte alle ansie e alle attese di milioni di cittadini, altrimenti perdiamo una straordinaria occasione. Sicurezza, tasse e precarietà: sono queste le parole sulle quali il Partito democratico deve dare delle risposte nuove”. Degli altri candidati ha detto che si tratta “di candidati nello stesso partito e che non devono far finta di litigare. Quello che non si potrà fare nel nuovo partito dopo il 14 ottobre – ha aggiunto – è portare cose vecchie come le correnti”. Veltroni ha poi ringraziato “i militanti, i dirigenti e gli iscritti dei due partiti che hanno avuto il coraggio di fare una scelta difficile, superando se stessi per dare vita a una realtà più grande”. Il sindaco di Roma ha ringraziato anche Fassino e Rutelli. Sul governo, invece, ha criticato il “tafazzismo” di troppi esponenti della maggioranza, riferendosi ovviamente al celebre personaggio autolesionista interpretato da Aldo, Giovanni e Giacomo. “Ho l’impressione – ha detto – che noi dobbiamo dire che siamo i peggiori anche se facciamo le cose più belle”. E a proposito della prevista manifestazione del 20 ottobre, ha detto: “E’ inaccettabile che ci siano delle manifestazioni contro il governo che vedano la presenza di ministri o sottosegretari del governo di cui fanno parte. E’ una cosa che non aiuta la vita democratica del paese. Ci vuole più responsabilità da parte di tutti, se dovesse cadere questo governo sarebbe un disastro per tutti, nessuno escluso. E’ ora di finirla con i ‘o è così o me ne vado’”. Nonostante questa critica all’iniziativa della sinistra radicale, Veltroni si è dichiarato più che aperto nei confronti dell’ala più movimentista della coalizione: “Il paese ha bisogno della sinistra radicale che dà voce ad una coscienza critica e questa è una virtù democratica”, ha detto. L’esponente Ds ha poi parlato di economia. Sul problema fiscale ha detto che “si devono abbassare le tasse, penso si debba dare un segnale già dalla prossima finanziaria. Bisogna continuare a lavorare anche sull’abbassamento della pressione fiscale alle imprese, e fare una operazione per dare ancora più forza, come sta facendo il governo, al contrasto dell’evasione fiscale, cosa che è più facile, se effettuata nel contesto di uno stato amico dei contribuenti”. Sul tema della precarietà, poi Veltroni ha affermato che “la flessibilità è un dato della nostra società, mentre la precarietà è inaccettabile. Dobbiamo risolvere il meccanismo per cui un ragazzo che va in banca e chiede un mutuo si sente rispondere: ‘se hai un contratto a tempo indeterminato te lo faccio se no no’. Non si può vivere l’interruzione del lavoro come un’interruzione della prospettiva di vita”. “Fatemi contraddire Gramsci – ha concluso Veltroni – l’ottimismo della ragione è possibile, non è vero che le cose sono condannate ad andare male, possono andare benissimo,
dipende da noi”.