Pavia, 4 set – Un numero verde per poter individuare l’assassino di Chiara. Una proposta inattesa, quella del procuratore Alfonso Lauro che per il momento rimane solo un’ipotesi. “Se dovessero risultare inutili gli accertamenti del Ris, sto pensando tra me e me anche a un numero verde in cui in forma anonima chi sa possa chiamare”. L’idea è quella di istituire un numero verde al qual si possa telefonare, sotto anonimato, per dare la possibilità a chi ne abbia di fornire informazioni sul “giallo di Garlasco”. Un progetto che, ha ricordato il procuratore, ha avuto dei precedenti in Inghilterra per un delitto risolto proprio in questa maniera qualche anno fa. Lauro ha però spiegato che in Italia una soluzione del genere è abbastanza impensabile, perché si rischia “di scatenare i mitomani che in Italia si sprecano” e inoltre a differenza dei paesi anglosassoni ‘‘c’è meno coscienza sociale” e quindi si collabora di meno con la giustizia. Ma è possibile che a Garlasco qualcuno sappia? Su questa possibilità, il procuratore ha osservato: “Non parlano perché nella nostra cultura, nella nostra società, che non è anglosassone, manca una certa coscienza sociale. Quindi nessuno vuole essere coinvolto in questa faccenda, anche perchè si sa come si entra ma non si sa come si esce”. Intanto si aspettano i risultati delle analisi tecniche non ripetibili sui reperti raccolti nel corso dell’inchiesta, che secondo Lauro dovrebbero arrivare “entro quarantacinque giorni”. Un’indagine giudiziaria, ha spiegato il procuratore, si basa e va avanti in base alle prove, “e se le prove non vengono acquisite non possiamo pensare di fare alcun processo in Assise perché i processi non si fanno con i teoremi, non si fanno con le ipotesi ma in base a prove certe”. Riguardo alle illazioni nelle cronache di questi ultimi giorni su un possibile arresto dell’unico indagato, Alberto Stasi, il procuratore ha risposto che “è solo una previsione dei mass media. Noi procediamo in base alle prove e non in base alle teorie, perché non sta scritto da nessuna parte che le prove che andremo ad acquisire saranno contro Stasi: potrebbero essere contro chiunque. Eventualmente fosse lui – ha chiarito – non abbiamo alcuna fretta di arrestarlo perché non c’è pericolo di fuga né di inquinamento probatorio e la pericolosità sociale”. Questa mattina, intanto, il Ris di Parma ha cominciato ad effettuare gli accertamenti tecnici sui reperti raccolti durante le indagini. Da quanto si è appreso sotto i riflettori sono finite le tracce di sangue e i capelli rinvenuti sulla scena del crimine, dai quali si sta cercando di risalire al dna di appartenenza, per capire se sono di Chiara o di altre persone. Nella possibilità che questo materiale biologico appartenga alla vittima, i consulenti dovrebbero ritornare nella villetta dove è stato consumato il delitto per controllare se ci sono tracce uguali. Intanto il Corriere della Sera rivela un retroscena fino a questo momento rimasto nell’ombra del giallo di Garlasco, ovvero quello di una frase pronunciata alla propria madre dalla migliore amica di Chiara poco dopo che questa aveva saputo della morte della giovane. “E’ stato lui” aveva detto la ragazza alla mamma. Quest’ultima aveva quindi riferito la frase sostenendo che il soggetto sottinteso, secondo lei, era proprio Alberto. Ma la ragazza, poi – viene spiegato sul quotidiano di via Solferino – ha confermato la frase sminuendone il senso, “Era solo un pensiero”. E anche ieri ha ripetuto: “Niente che non andasse fra loro. Era una coppia perfetta”. Gli inquirenti però sospettano che a lei Chiara avesse detto qualcosa, magari un dettaglio, un segreto che però ha paura di rivelare. Magari proprio quel dettaglio che potrebbe condurre a capire quale possa essere il movente, un movente, che per ora non esiste.