Roma, 4 set – L’intesa c’è e si basa su tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva delle alleanze e del presidente del Consiglio. O, in alternativa, “si può votare con questa legge elettorale”. E’ il patto stretto da Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi al termine dell’incontro di Gemonio, in provincia di Varese: “Abbiamo l’intesa – ha annunciato l’ex presidente del Consiglio uscendo dall’abitazione del Senatur – si può votare con questa legge elettorale, ma siamo anche disposti a esaminare una nuova legge purché si uniformi a tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva di alleanze e del presidente del Consiglio e, infine, uno sbarramento che eviti la frammentazione”. Secondo Berlusconi, occorre quindi in primo luogo “salvaguardare il bipolarismo” e “trovare un sistema proporzionale con soglie di sbarramento e indicazione preventiva della maggioranza e del presidente del Consiglio”. “Abbiamo più di venti partiti politici in Parlamento – ha detto il Cavaliere – e siamo esposti al ridicolo nei confronti degli altri paesi”. Una posizione confermata dal leader di An: “Si può tranquillamente votare con quella che c’è – ha detto Fini riferendosi alla legge – salvo qualche aggiustamento. Ma se la maggioranza di governo non la ritiene sufficiente siamo pronti a discutere a condizione che siano rispettati i tre punti illustrati da Berlusconi”. “Nei prossimi 15 giorni – ha aggiunto il leader di An – verificheremo se nella maggioranza c’è disponibilità a discutere”. Soddisfatto anche Umberto Bossi: “Per noi – ha ricordato il leader del Carroccio – il problema negativo era il referendum, bisogna trovare un’alternativa in tempi brevi e l’abbiamo trovata”. “Vorremmo votare il più presto possibile”, ha aggiunto Bossi rilevando però che a questo punto bisognerà aspettare che prima si faccia la riforma della legge elettorale. “Se cambia – ha sottolineato Bossi – sarà la realtà a imporre i tempi”. L’incontro di Gemonio, al quale hanno preso parte anche, per An, Ignazio La Russa e Andrea Ronchi, e, per la Lega, Roberto Calderoli e Roberto Maroni, è servito anche a rilanciare la politica della Casa delle libertà: “Credo che questo sia il momento giusto – ha detto Berlusconi – dopo la pausa estiva, per ripartire con l’alleanza del centrodestra, che è un’alleanza solida nei suoi partiti principali”. Parole sposate appieno da Fini che ha parlato di “assoluta necessità di una forte ripresa di iniziativa politica di contenuti della Casa delle libertà”. “Questo – ha aggiunto – nell’ambito dei contenuti e delle proposte, dei progetti per il futuro governo nazionale. Dobbiamo passare all’attacco, sarà un attacco con una serie di iniziative esterne, di piazza, dei singoli partiti, corali. Questo lo valuteremo nel prossimo futuro”. Qualche scetticismo arriva però dall’Udc. Secondo Rocco Buttiglione più che di fronte a un accordo si è al cospetto di “un comunicato stampa che copre posizioni che sembrano rimaste le stesse”. “Mi sembra poi – dice – che siano stati dati dei paletti troppo vaghi”. “Votare con l’attuale legge è impossibile – sottolinea l’ex ministro – anche perché c’è il referendum. La legge con la quale si voterà sarà una legge che dovrà rendere vano il referendum”. Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana per le autonomie, si dissocia dall’intesa di Gemonio: “La legge elettorale – spiega in una nota – è un punto vitale per un partito politico, la nostra solidarietà con Berlusconi è totale ma non può raggiungere quella dei kamikaze”. “La frammentazione – aggiunge Rotondi – c’è solo nel centrodestra, capisco che la combatta l’Unione, meno che la Cdl voglia una legge per perdere le elezioni. Del resto, le alleanze non sono eterne e vale per tutti”. Una prima risposta dalla maggioranza arriva per bocca del ministro per i Rapporti con il parlamento Vannino Chiti: “Non si può mettere sullo stesso piano il lasciare l’attuale legge elettorale con la disponibilità a costruirne una nuova, perché l’Italia ha bisogno di una nuova legge elettorale”.