Roma, 13 set – Non ci sarà altra benzina sul fuoco nei rapporti tra il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e i gestori dei distributori di carburanti. E non ce ne sarà non perché i rapporti non siano più tesi. Tutt’altro. Non ci sarà altra benzina solo perché le associazioni di categoria hanno annunciato altri 15 giorni di sciopero per protestare contro il pacchetto delle liberalizzazioni predisposto dal dicastero del ministro diessino. In particolare, nell’occhio del ciclone ci sarebbero alcuni emendamenti presentati al ddl. Il calendario della protesta non è stato ancora reso noto ma, a quanto si è appreso, le astensioni dal lavoro dovrebbero cominciare già a settembre e dovrebbero essere accompagnate da “una serie di nuove iniziative”. Agitazioni per le quali i lavoratori di Fegica-Cisl e Figisc-Confcommercio – si legge in una nota congiunta delle due sigle – “comunicheranno alle autorità competenti e alle Prefetture l’intenzione di non rispondere a qualsiasi forma di precettazione”. “Il governo dei forti, dell’industria petrolifera, dei marchi della grande distribuzione – spiegano i rappresentanti dei gestori –, produce un nuovo attacco, violento ed ingiustificato, ad una intera categoria di lavoratori, i gestori, che hanno il solo torto di difendere i propri posti di lavoro e la sopravvivenza di decine di migliaia di famiglie, ostacolando con ciò la realizzazione concreta di un ‘patto’ che per tutti loro – governo, petrolieri e GDO – vale circa 50 miliardi di euro l’anno”. Nell’occhio del ciclone gli emendamenti al ddl Bersani che “il governo, servendosi dei gruppi di maggioranza, ha infatti presentato al Senato”, emendamenti che “azzerano qualsiasi regolamentazione sugli orari di esercizio e, soprattutto, abrogano le norme che finora avevano costretto i petrolieri ad accettare una forma di contrattazione capace di contenere il loro strapotere nei confronti dei gestori”. Secondo i gestori “è evidente” che si tratti “di una misura offerta ai petrolieri per consentire loro di liberamente colpire, precarizzare e schiacciare qualsiasi resistenza di una categoria già contrattualmente più debole: un vero e proprio andato a ‘liquidare’ l’unico ostacolo, l’unica voce dissonante, l’unica opposizione sociale a un progetto che trova tutti i ‘poteri forti’ coesi e fortissimamente interessati”. Fegica-Cisl e Figisc-Confcommercio spiegano che tutto ciò non ha “nulla ha a che fare con la modernizzazione del Paese, col mercato, con le liberalizzazioni, con l’interesse dei consumatori”, ma si traduce in effetti “demagogici sul piano della comunicazione e della propaganda”. A fare scudo sugli emendamenti è intervenuto Egidio Banti, senatore dell’Ulivo, componente della commissione Industria e, soprattutto, relatore del ddl Bersani. “Gli emendamenti presentati dalla maggioranza – spiega – accolgono osservazioni delle categorie, per esempio laddove consentono l’utilizzo di mezzi diversi di pagamento presso lo stesso impianto e quando precisano che la distanza minima resta in vigore quando ci siano motivi aziendali o di sicurezza”. “Per quanto riguarda il punto contestato – prosegue il senatore ulivista –, inserito dalla maggioranza su richiesta del governo per rimuovere la procedura di infrazione sollevata dall’Unione Europea proprio sul punto dei carburanti, penso che con uno o più subemendamenti si possano rimuovere le preoccupazioni che inducono allo sciopero. In pratica, delle norme abrogate, alcune potrebbero restare in vigore mentre per altre, quelle più collegate alla procedura di infrazione, l’abolizione è necessaria per i motivi che ho ricordato”. “Intendiamo comunque chiarire la questione nei prossimi giorni prima dell’inizio delle votazioni in commissione”, assicura Banti. Ma la minaccia dello sciopero è comunque dietro l’angolo.