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VIZI E PRESUNTI SPRECHI: IL POLITICO IN VIAGGIO FA NOTIZIA

it@withub.it by it@withub.it
13 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 13 set – Auto blu, aerei di Stato, elicotteri, barche e, ultimamente, anche ambulanze. Forse ai politici si dovrebbe consigliare di andare a piedi, visti gli effetti che i loro spostamenti, che siano nel tempo libero o nel tempo “istituzionale”, hanno sull’opinione pubblica. Abusi di potere o “marachelle” poco discrete sotto gli occhi attenti di cronisti e paparazzi? L’ultimo caso riguarda il ministro della Giustizia Clemente Mastella, “pizzicato” dall’Espresso, con figlio, portaborse e scorta al seguito, su un lussuoso Air Force One italiano che lo ha portato da Salerno allo scalo milanese di Linate, dove ad aspettarlo c’era un elicottero privato con salottino interno. Destinazione: non un incontro istituzionale ma il Gran Premio d’Italia di Formula uno che si è corso a Monza domenica scorsa. Stesso discorso per il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, invitato al Gp per premiare i vincitori e avvistato dall’Espresso con “almeno tre uomini tra portavoce e portaborse, più un paio di agenti di scorta”. Domani il settimanale pubblicherà tutto, documentato e fotografato azzardando anche un conto complessivo per i voli Ciampino-Salerno e poi Salerno-Milano, e rientro a Roma più lo stipendio festivo dei cinque uomini di equipaggio: 20 mila euro. “Negli identici orari, Air One – denuncia L’Espresso – offriva il biglietto Napoli-Milano e il ritorno su Roma, tutto incluso, per meno di 200 euro. Nella stessa giornata e negli identici orari il dibattito politico era dominato dai tagli alla spesa pubblica”. Il guardasigilli si è già giustificato, tramite il suo portavoce, spiegando che si è trattato di “una visita ufficiale” a una “manifestazione nazionale che ha grande importanza internazionale e alla quale il ministro ha preso parte per poi rimanere in Lombardia anche a causa di altri impegni politico-istituzionali”. E poi, ha aggiunto, “il ministro della Giustizia non può viaggiare come un libero cittadino, come peraltro non lo possono fare coloro che, correndo seri rischi, sono oggetto di tutela da parte dello Stato”. E mentre il capogruppo dell’Udc alla Camera Mauro Fabris, accusando L’Espresso di una campagna diffamatoria ai danni del guardasigilli, fa notare che anche Antonio Di Pietro, “con figlio e amici al seguito”, ha preso un bell’elicottero da Linate a Monza, proprio come hanno fatto “innumerevoli colleghi parlamentari, di maggioranza e opposizione” e “numerosi sottosegretari”, il presidente della Camera Fausto Bertinotti osserva: “Non è neanche detto che fare altrimenti costi meno, visto che occorre tenere conto anche della questione dell’organizzazione della sicurezza”. Sicurezza o meno, nella “trappola” dei mezzi di locomozione i politici ci cadono spesso: non è trascorso molto tempo da quando il senatore di Alleanza nazionale Gustavo Selva, dopo un apparente malore, chiese un’ambulanza per farsi strada tra la folla che manifestava nel centro di Roma contro la visita di Bush e raggiungere gli studi televisivi di La7. Il senatore finì nell’occhio del ciclone e presentò le dimissioni, che però ritirò subito dopo. Anche le vacanze lussuose, specie se motorizzate, fanno discutere. Non solo in Italia: in Francia, poche settimane dopo la sua elezione, Nicolas Sarkozy ha trascorso un lungo periodo di ferie nel New Hampshire, con la moglie Cécilia e il figlio minore, Louis. La famiglia del presidente ha usato voli rigorosamente di linea. Già a maggio il neopresidente era stato accusato per una mini-crociera a bordo dello yacht del finanziere Vincent Bollorè: “Non mi scuso – disse in quell’occasione – per una vacanza che non è costata neanche un centesimo ai contribuenti”. Lo stesso potrebbe dire il ministro degli Esteri Massimo D’Alema: ormai da lungo tempo ogni occasione è buona per prendersela con la sua barca privata. Ma chi ha tradizionalmente sfortuna con le polemiche legate ai motori è il ministro dei Trasporti. Storico l’episodio del ministro Enrico Ferri, che, dopo aver abbassato a fine anni ’80 il limite di velocità in autostrada a 110 km/h – che tanto fece storcere il naso agli italiani – fu “beccato” dall’autovelox a 160. E anche gli ultimi due titolari del dicastero dei Trasporti non sono stati risparmiati dalle polemiche. Entrambi dopo essersi “autodenunciati”. Pietro Lunardi nel 2005 confessò di amare la guida veloce, anche oltre i 150 km/h. Battuta poco felice ripetuta due anni dopo – mese fa – anche dal suo successore Alessandro Bianchi: “A volte non rispetto i limiti di velocità”. Nuove polemiche. Per fortuna Romano Prodi ama andare in bicicletta.

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