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ANNIVERSARI / 17 SETTEMBRE 1871, SI APRE IL TRAFORO DEL FREJUS

it@withub.it by it@withub.it
17 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 17 set – Mentre si dibatte sul progetto di nuovo traforo alpino di base per una linea ferroviaria ad alta velocità tra Italia e Francia, il traforo del Frejus – dove transita tutto il traffico ferroviario odierno – oggi compie 136 anni. Il 17 settembre 1871 si tenne infatti la sua inaugurazione: prima galleria che attraversa le Alpi, la più lunga (13,6 chilometri) percorsa da una tratta ferroviaria. Con una cerimonia epocale e il passaggio del primo treno nella tratta tra Bardonecchia e Modane, si inaugurava un’opera costata 14 anni di lavoro ma anche vite umane. Dei 4 mila operai impegnati nel cantiere (i fabbricati in cui vissero esistono ancora), 200 persero la vita e molti altri morirono per una epidemia di colera scoppiata nel 1864 (a tutte le vittime è dedicato il monumento in piazza Statuto, a Torino, inaugurato il 26 ottobre 1879 e davanti al quale l’anno successivo il coreografo milanese Luigi Manzotti ebbe l’idea di allestire lo spettacolo “Excelsior”, assieme al musicista Romualdo Marenco, che debuttò alla Scala nel 1881 e che nel 1913 divenne anche un film). I festeggiamenti si protrassero a Torino, Bardonecchia e Modane per 4 giorni, a testimonianza della rivoluzione attuata nei collegamenti alpini. Per la prima volta, durante le operazioni di scavo, fu utilizzato un nuovo strumento tecnico: la perforatrice ad aria compressa (antenata del martello pneumatico). Si trattava di un macchinario con applicati tanti scalpelli che, imitando il lavoro degli scalpellini, si faceva strada nella roccia. Fondamentale per gli scavi l’utilizzo poi della dinamite, inventata da Alfred Nobel nel 1869. L’ultimo diaframma cade il giorno di Natale del 1870 – la notizia fece clamore in Italia mentre passò quasi inosservata in Francia: si stava infatti combattendo la guerra franco-prussiana con risultati disastrosi per le armate francesi – e i 12 chilometri del traforo, con imbocchi a Bardonecchia a quota 1.269 e a Modane a quota 1.148, vengono inaugurati quindi il 17 settembre dell’anno successivo. All’inizio del 1800, quando le Alpi si attraversavano attraverso i valichi, prevalentemente su quelli del Moncensio e del Monginevro, si era iniziato a diffondere in Europa il trasporto su rotaia e, seppur in ritardo, questo mezzo si affermò anche nel piccolo Regno Sabaudo (allora costituito da Sardegna, Liguria, Piemonte e Savoia) con il nascere delle prime linee ferrate, fra tutte la Torino-Genova del 1834, che incorporava tra l’altro la galleria dei Giovi, primo importante traforo delle Alpi Marittime di 3255 metri di lunghezza. L’idea del tunnel ferroviario fu di un impresario di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail, prima commissario di dogana a Montpellier e poi imprenditore di lavori stradali a Lione, che nel 1832 presentò un progetto in tal senso a Carlo Alberto, raccogliendo sostenitori, tra cui un giovane giornalista piemontese, Camillo Benso Conte di Cavour. Ma Medail morirà a Susa nel 1844 senza vedere realizzato il suo sogno. Ma nello stesso anno della morte, il progetto di Medail venne ripreso da Luigi des Ambrois, ministro di Carlo Alberto, che commissionò uno studio all’ingegnere belga Henri Maus. La stesura definitiva del progetto – firmata da Germano Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni, poi direttori del lavori (nel frattempo era terminata la prima guerra d’indipendenza con la sconfitta del Regno di Sardegna ad opera dell’Austria-Ungheria e le indennità di guerra da pagare al vincitore erano pesanti) – venne finanziata nell’agosto del 1857 dal parlamento subalpino per un importo di 42 milioni di lire e il 31 dello stesso mese iniziano i lavori. Il giorno prima, con un viaggio attraverso Susa, Lanslebourg, Modane, St. Jean de Maurienne, Chambery e il fiume Rodano (l’allora confine del Regno Sabaudo con la Francia), il re Vittorio Emanuele inaugurò ufficialmente l’inizio dei lavori di perforazione. Quindi nel 1859 scoppia la seconda guerra d’indipendenza e nel 1860 Nizza e la Savoia sono cedute alla Francia. Con Cavour alla guida del regno sabaudo viene impresso un ulteriore impegno nella realizzazione dell’opera che ora collega direttamente Italia e Francia e anche i francesi, finora perplessi, nel 1863, due anni dopo l’unità d’Italia, contribuiscono con 19 milioni di franchi. Intorno al 1865, l’aumento del volume del traffico tra Susa e St. Jean de Maurienne richiese una soluzione provvisoria in attesa del completamento dei lavori al Traforo. Venne dato incarico all’inglese Fell, ideatore di un brevetto per ferrovie su forti tratti di pendenza, di realizzare una strada ferrata sulla strada napoleonica del Moncenisio tra Susa e St. Michel de Maurienne. Il sistema Fell si basava su una rotaia a doppio fungo centrale alle due rotaie tradizionali, su cui un sistema di ruote e distribuzione, esercitava una pressione tale da consentire di superare tratti di pendenza impensabili alle tradizionali locomotive di allora. Nel giugno 1868 la ferrovia, in gran parte lungo la strada ma con alcune opere dedicate, quali gallerie e paravalanghe, entrò in funzione per terminare il suo breve esercizio nel 1871, al momento dell’entrata in servizio del traforo. In tempi più recenti il breve conflitto con la Francia nel 1940 non provocò danni rilevanti al traforo che venne prontamente rimesso in efficienza, ma, nel 1943, i tedeschi in ritirata causarono danni più rilevanti che richiesero un anno di lavoro.
(Mgr)

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