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MUSICA: IL CD ARRETRA DI FRONTE AL +116% DELL’ON-LINE

it@withub.it by it@withub.it
24 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Milano, 24 set – Il compact disc sta invecchiando. L’inesorabile passare del tempo sembra non lasciare scampo nemmeno all’ingrigire del supporto che, con la sua praticità e qualità di suono, aveva mandato in pensione la vecchia cassetta. E pensare che la sua carta d’identità parla di un supporto appena 27enne. Nulla rispetto alla storia della musica, un’infinità in confronto alla rapida evoluzione della tecnologia. Il cd insomma invecchia: lo dice il Centro Ask dell’Università Bocconi di Milano che oggi ha presentato la terza edizione del Rapporto 2007 Economia della musica in Italia, realizzato con la collaborazione di Dismamusica, Fem e Scf. Una relazione dalla quale emerge in maniera inequivocabile che la musica “tradizionale” arretra di fronte alla prepotente avanzata del digitale. Nel 2006, ad esempio, il mercato si è assestato sui 2,95 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 3,1 del 2005 (-4,6%). Ma il riscontro interessante lo si ottiene disaggregando il dato, operazione che mostra una realtà molto diversa da settore a settore. Il comparto della discografia tradizionale – quello dei cd, per intendersi – continua a perdere terreno (-18,1% rispetto al 2005), pur mantenendo un valore assoluto ragguardevole di 607 milioni di euro, mentre il digital delivery – la musica digitale distribuita sui nuovi media (quindi anche suonerie e videosuonerie per cellulari, video musicali riproducibili su pc e stereo-lettori di file mp3) – cresce dell’1,5% arrivando a quota 108,95 milioni. Nicchia di “antichità” è rappresentata dagli strumenti musicali, che guadagnano un 4,4% e sfondano il muro dei 350 milioni di euro. La musica digitale, dunque, cresce. Ma anche in questo caso dal dato disaggregato emergono differenze importanti tra i vari sub-settori. Prendendo in esame esclusivamente i contenuti soggetti a diritto d’autore musicale, e quindi individuando in maniera più precisa quelli direttamente riconducibili alla musica, il Rapporto fa emergere un exploit del 116% della musica on-line, passata da 3,2 a 6,9 milioni di euro, a fronte di un leggero calo dei prodotti musicali mobile, che scendono da 104,1 a 102 milioni. Insomma il fenomeno che ha mandato in crisi tanti genitori – quello dello smodato acquisto di suonerie da parte dei propri figli più piccoli – sembra aver registrato una frenata importante. Il motivo sta probabilmente nell’evoluzione tecnologica dei cellulari che permette ai ragazzi di caricare mp3 direttamente dal proprio computer e di utilizzarli come suoneria. Non sembra conoscere crisi invece la propensione al divertimento degli italiani, con la categoria degli spettacoli dal vivo che resta sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa. La spesa complessiva al botteghino, quella cioè costituita dal solo prezzo del biglietto, è di 310 milioni di euro per un volume d’affari di 421 milioni, contando anche gli ulteriori guadagni, come le sponsorizzazioni e la pubblicità. Al suo interno, il settore della musica leggera si rivela il più significativo, rappresentando il 43% del totale. In ripresa è il segmento del ballo, il cui valore della spesa al botteghino è valutato per il 2006 in 285,7 milioni di euro, con una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente. Altro settore che fornisce un rilevante contributo al sistema musica è quello degli strumenti musicali. Il comparto ha superato nel 2006 i 357 milioni di euro, con una crescita del 4,4% rispetto al 2005. Il risultato conferma l’andamento positivo del quinquennio 2001-2006, durante il quale il mercato complessivo è cresciuto del 10,63%. Sul fronte del cosiddetto “consumo intermedio”, si conferma il ruolo delle radio e delle tv, i cui diritti generano un valore di oltre 152 milioni di euro, con una netta crescita nel dato disaggregato delle emittenti satellitari (+60%). Proiettando infine il dato italiano all’estero, emerge che il nostro Paese si pone all’ottavo posto per il mercato discografico, con un valore aggregato di circa 1/20 rispetto a quello Usa, primo in classifica, e al nono per quanto riguarda il mercato digitale, dove peraltro è da registrare l’ottima performance della Corea del Sud. Il paese asiatico si pone infatti al quarto posto del mercato digitale dietro Usa, Giappone e Regno Unito. “La tendenza generale – precisa Andrea Ordanini, responsabile del laboratorio musica e discografia del Cleacc Bocconi e coordinatore del Rapporto 2007 – è di una progressiva riduzione degli spazi del prodotto fisico, che mantiene comunque una certa rilevanza, a vantaggio di quello digitale. Settore digitale in cui sono i contenuti a maggior valore aggiunto (le canzoni mp3, ad esempio) a trainare la crescita. Prodotti come le suonerie, invece, sono ormai un mercato in saturazione”. “Il calo delle entrate e la conseguente riduzione di investimenti e di persone impegnate nello sviluppo delle carriere artistiche da parte dell’industria musicale – aggiunge Paolo Corsi, presidente Fem – ha creato una separazione evidente tra artisti già affermati e esordienti. A farne le spese è la classe media, priva di risorse e di speranza di ‘cambio classe’, e i giovani per i quali intraprendere la strada della musica diventa sempre più difficile. Una fotografia forse impietosa ma corrispondente all’attuale situazione del mercato che ostacola la ricerca impedendo la valorizzazione e la crescita di una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale: la musica”. Antonio Monzino jr, presidente di Dismamusica, sottolinea invece che “la crescita dei consumi relativa allo strumento musicale per il terzo anno consecutivo è un segnale incoraggiante per il comparto e per gli operatori impegnati su molti fronti. Il primo fronte è la promozione della musica anche a livello amatoriale, a partire dalla scuola, dove il nostro paese sconta un ritardo culturale rispetto al contesto internazionale; il secondo è relativo al processo di modernizzazione dei settori della produzione e della distribuzione di fronte alle sfide del mercato globale; il terzo riguarda la creazione di un ‘sistema musica’, che sappia farsi ascoltare autorevolmente dalle istituzioni”. “In un contesto di generale difficoltà del comparto discografico, si mantiene in controtendenza il trend di crescita dei diritti discografici – commenta in chiusura Gianluigi Chiodaroli, presidente di Scf –. Anche l’andamento della prima parte dell’anno 2007 evidenzia l’incremento tanto delle due aree tradizionali (+15% per broadcasting e pubblici esercizi) quanto dell’area web (oltre il 50%). Si riconferma così il ruolo centrale delle collecting societies, quale è SCF, nella valorizzazione della musica e nella mediazione tra gli interessi degli utilizzatori professionali (tv, radio, webradio, etc.) e le legittime attese di remunerazione di produttori ed artisti”.
(Gco)

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