Bruxelles, 26 set – “Sono aumentati i giovani europei che studiano le lingue straniere, e che iniziano a farlo molto prima dei loro genitori. Negli ultimi tre anni, le politiche nazionali in campo linguistico si sono fatte più coerenti, c’è un consenso diffuso sulle questioni fondamentali, come l’importanza cruciale delle competenze linguistiche in una prospettiva di apprendimento permanente e la necessità di insegnare due lingue straniere fin dalla fase dell’istruzione formale”. Il Commissario responsabile per il Multilinguismo dell’Unione europea, Leonard Orban, in occasione della Giornata europea delle lingue, fa il punto sulla conoscenza delle lingue neL Vecchio Continente. “In alcuni settori – spiega – occorrono maggiori interventi: estendere l’insegnamento delle lingue a tutti i percorsi educativi, aumentare la varietà delle lingue insegnate, promuovere un atteggiamento favorevole alle lingue nelle scuole”. Il Consiglio europeo di Barcellona del 2002 ha sollecitato ulteriori azioni “per migliorare la padronanza delle conoscenze di base, in particolare tramite l’insegnamento di almeno due lingue straniere fin dalla prima infanzia”. La prima risposta della Commissione è venuta col piano d’azione “Promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica 2004-2006”, che stabilisce tre settori strategici d’intervento: promuovere l’apprendimento linguistico permanente, migliorare l’insegnamento delle lingue, creare un ambiente favorevole alle lingue. La relazione, ora adottata da Bruxelles, fa riferimento sia alle attività della Commissione sia a quelle degli Stati membri. La grande sfida aperta è dovuta al fatto che quanti non sono più inquadrati nell’istruzione formale, in genere gli adulti, hanno ancora bisogno di migliorare le proprie competenze linguistiche. Risultano insufficienti anche il numero e la mobilità degli insegnanti di lingue. La relazione fornisce numerosi esempi di buone pratiche: è indicato per esempio che Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Germania, Lituania, Romania, Slovenia e Spagna hanno introdotto formule di istruzione bilingue, con l’insegnamento di una materia in una lingua diversa. Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Norvegia e Svezia incoraggiano l’insegnamento delle lingue dei vicini, a volte mediante classi bilingui. Per stimolare l’apprendimento delle lingue in età adulta, alcuni paesi, come il Belgio e la Repubblica Ceca, hanno inoltre introdotto un sistema di voucher cofinanziato dallo Stato, dai datori di lavoro e dagli utilizzatori. L’Estonia, la Polonia e altri paesi dell’Europa orientale hanno proceduto alla riqualificazione degli insegnanti, in particolare dal russo all’inglese. La Romania poi ha introdotto una formazione a distanza di livello post-laurea in francese e inglese per gli insegnanti nelle aree rurali.
(Caf)