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GIALLO GARLASCO: 24 ORE ALLA DECISIONE DEL GIP (RIEPILOGO)

it@withub.it by it@withub.it
27 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Pavia, 27 set – Si saprà entro domani alle 14 se Alberto Stasi, il giovane accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, aspetterà il processo in carcere o potrà tornare a casa. Ventiquattro ore: questo il tempo che il gip Giulia Pravon si è presa per decidere le sorti del ragazzo, dopo l’interrogatorio di convalida per il fermo durato circa un’ora. Stasi resterà in cella almeno fino a domani, quando il magistrato renderà nota la sua decisione. Se il giudice dovesse stabilire la convalida del fermo, Alberto resterà recluso, ma i suoi legali potranno rivolgersi il Tribunale del Riesame. In caso contrario la Pravon potrebbe non ritenere fondata l’ipotesi della pubblica accusa, per cui sussiste un pericolo di fuga, e restituire la libertà al sospettato. Per l’accusato, poi, anche un’altra possibilità: gli arresti domiciliari. Tutto starà nel capire quanto effettivamente l’atteggiamento di Stasi possa davvero far pensare a una fuga e quanto sia “pesante” quella che gli inquirenti considerano una vera e propria prova definitiva: le tracce di sangue rinvenute sui pedali della bicicletta. Alle accuse ribattono i legali della difesa, Angelo Giarda e Giuseppe Colli, presenti all’interrogatorio che hanno dato battaglia proprio sulle macchie di sangue evidenziate dai Ris. Gli avvocati dell’accusato ribadiscono che le analisi non sono definitive, e per questo non possono giustificare il fermo. “Che non è sangue lo sosteniamo scientificamente, mica così per dire”, ha detto l’avvocato Angelo Giarda. “Abbiamo sviluppato la nostra tesi – ha sostenuto Gadda – secondo cui non ci sono tracce ematiche sui pedali e tutto è ruotato a questo indizio, l’unico indizio che tiene in piedi l’impianto accusatorio”. I legali durante l’udienza hanno quindi ribadito la richiesta di scarcerazione del loro assistito, visto che a loro giudizio non sussiste nemmeno il minimo pericolo di fuga. Intanto Stasi continua a proclamarsi innocente. Ieri il giovane era stato visitato da don Florindo, il cappellano della casa circondariale di Vigevano. A lui ha detto di essere stanco, “perchè la notte precedente non aveva dormito a causa della continua vigilanza della polizia penitenziaria”. Don Florindo ha infatti detto di averlo visto “preoccupato per il suo futuro, in quanto si sta rendendo conto che le cose si stanno mettendo un po’ male. Lui conta almeno che gli siano concessi gli arresti domiciliari ma teme che gli vengano respinti e quindi di rimanere in carcere”. Per ora, infatti, Alberto resterà in prigione, nella sua cella di un metro e venti di altezza, nel piccolo penitenziario di Vigevano, dove al momento sono rinchiusi 284 detenuti uomini e 83 donne, praticamente il doppio della capienza. Il giovane, però, non ha incontrato gli altri detenuti. Non è in isolamento, ma resta da solo anche durante l’ora d’aria per evitare che passi sotto le “forche caudine” dei detenuti che già da lunedì, giorno dell’arresto, hanno saputo del nuovo ospite. Non una lacrima, non un gemito, per quel giovane che al funerale della fidanzata Chiara si era abbandonato ad un pianto disperato. Accanto a lui solo i genitori che oggi, subito dopo l’udienza, si sono recati in carcere a far visita al figlio.
(Cam)

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