Roma, 28 set – A lanciare l’allarme è l’Istat: l’incremento del costo della vita è salito a settembre dell’1,7 per cento su base annua con picchi del 7,3 per cento per il pane, 5,6 per cento per la frutta, 4,5 per cento perla pasta e 3,4 per cento il latte. Ma a preoccupare ora è l’energia: l’Authority per l’energia elettrica e il gas ha dato il via libera al rialzo delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e le piccole imprese: del 2,4% per l’energia elettrica e del 2,8% per il gas, circa 10 euro e 26 euro di aggravio annuale sulle famiglie. Il rialzo, spiega l’Authority, si deve “ai recenti e forti incrementi dei prezzi dei combustibili, correlati a quelli del petrolio”. “Oggi è una giornata un po’ triste per noi – ha affermato Alessandro Ortis, presidente dell’Authority annunciando i rincari – Purtroppo – ha aggiunto – i benefici della liberalizzazione sono stati portati via dallo ‘tsunami’ degli aumenti dei prezzi degli idrocarburi”. Le famiglie tremano, i consumatori protestano e il governo pensa al da farsi. Con una nota il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani cerca la strada giusta: “I dati sull’inflazione – sostiene il ministro diessino – dimostrano l’incidenza delle prime misure di liberalizzazione in una situazione non priva di tensioni sui prezzi del comparto alimentare. Tutto questo dovrebbe suggerire l’assoluta urgenza di varare, con l’approvazione da parte del Parlamento, il terzo pacchetto di liberalizzazioni”. Prendendo nota anche delle stime dell’Eurostat, secondo cui il tasso di inflazione salirà al 2,1% a settembre in Eurolandia e secondo cui l’Italia dovrebbe aver ottenuto un risultato migliore rispetto all’Europa, riuscendo a compensare meglio all’interno del paniere i rincari significativi nei prodotti alimentari, il ministro ha spiegato: “Se le anticipazioni dei dati saranno confermate l’Italia potrebbe presentare un tasso di inflazione tendenziale inferiore di alcuni decimali rispetto alla media dei 13 Paesi dell’area dell’Euro”. Ai consumatori interessa però la spesa quotidiana: Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori chiedono al governo di “non stare a guardare”. I dati Istat dimostrano, sostengono i consumatori, che l’allarme lanciato nelle scorse settimane ‘‘è tutt’altro che infondato, come volevano far credere il ministro Bersani, i produttori e i commercianti, ma al contrario è una realtà di cui per la prima volta anche l’Istat si rende conto”. Controcorrente il commento della Confesercenti: “L’aumento dell’inflazione all’1,7% si attesta ancora in linea con i parametri programmati per il 2007. Occorre invece una operazione verità sulla evoluzione degli aumenti dei prezzi di pane e cereali, ma non solo, che hanno registrato in questo mese un incremento tendenziale del 4,5%”. E’ ormai chiaro – dichiarano le imprese– “che lo scenario delle tensioni sui prezzi alimentari risulta essere molto complesso, a partire da quelle esistenti sulla produzione del grano dovute a una sua crescente domanda internazionale”.
(Fca)