Bergamo, 2 ott – Da “Actual Size”, una minuscola, invisibile Africa a“Libertà condizionata” che miniaturizza la Statua della Libertà, dalla “Chiave per il Paradiso” che vede un cammello passare nella cruna di un ago – opera che provocatoriamente sarà messa in vendita su eBay, con un valore base d’asta di 1 milione di euro – a “Pantofole per un animale pantofolaio”, scultura nanometrica che riproduce un bizzarro nano-organismo del tutto simile a una piccola pantofola, all’opera interattiva “Fiato sprecato”, l’unica visibile senza l’ausilio degli strumenti scientifici: il soffio del visitatore attiva “molecole intelligenti” che si muovono per visualizzargli il numero dei respiri che scandiranno il resto della sua vita. Quello di “Nan°arte”, la prima mostra al mondo che esplora la nascita di una nuova forma d’arte che utilizza la nanotecnologia per esprimere un’idea inedita del contemporaneo, è un viaggio nel nanocosmo, per scoprire per la prima volta la potenza che l’arte può sprigionare in un milionesimo di millimetro, grazie alle potenzialità di quella che è considerata la tecnologia che rivoluzionerà il 21.mo secolo. In occasione di BergamoScienza, ormai diventato uno degli eventi didattico-scientifici più importanti a livello nazionale e non solo, da oggi al 21 ottobre, la mostra è allestita al Palazzo Frizzoni del Comune di Bergamo. Curata da Stefano Raimondi, primo critico e curatore d’arte a interessarsi degli sviluppi e delle potenzialità artistiche messe a disposizione da questa nuova tecnologia, “Nan°arte” è in assoluto la prima iniziativa nel suo genere a porre l’attenzione sul tema attualissimo e fondamentale delle nanotecnologie (termine con il quale si indica un nuovo approccio scientifico capace di studiare, assemblare e manipolare la materia su scala nanometrica: un nanometro, ossia un miliardesimo di metro o un milionesimo di millimetro). E lo fa con lo strumento più semplice e immediato possibile: l’opera d’arte. La mostra (sul web all’indirizzo www.nanoart.it) presenta in esclusiva le prime opere d’arte di questa nuova corrente artistica realizzate dagli artisti Alessandro Scali (Italia) e Robin Goode (Sudafrica), che operano insieme a Torino, e dal tedesco Grit Ruhland. Con l’aiuto di personale competente, il pubblico può osservare e interagire con l’opera a grandezza nanometrica attraverso microscopi e altre apparecchiature ottiche, mentre in un caso specifico sarà anche possibile “vedere” l’opera ad occhio nudo. Nasce così una nuova disciplina artistica che si propone di essere il superamento di una frontiera, di un confine, di una necessità – quella dell’arte visibile e percepibile direttamente dall’occhio umano – giocando sul paradosso estetico di sperimentare idee, concetti e opere d’arte invisibili, ma non per questo inesistenti o irreali. Nan°arte infatti non è una semplice riproduzione fotografica di dettagli nanometrici ma creazione originale di opere che, usando il medium tecnologico come imprescindibile veivolo di significati artistici, riflette e offre spunti di riflessione sulla società contemporanea.
(Grm)