Roma, 2 ott – Italia sempre più meltin pot, sempre più multietnica. Al 1° gennaio 2007 gli stranieri residenti nella penisola sono 2.938.922 (1.473.073 uomini e 1.465.849 donne), con un incremento rispetto all’anno precedente di 268.408 unità, pari al +10,1%. A scattare la fotografia dell’immigrazione nel Belpaese è l’Istat nell’aggiornamento dell’indagine “La popolazione straniera in Italia”. Secondo l’Istituto di statistica, l’incremento relativo del 2006 è leggermente inferiore a quello registrato nell’anno precedente. La crescita della popolazione straniera residente nel nostro Paese, comunque, non va giustificata solo con l’immigrazione, ma anche con un aumento dei nati di cittadinanza straniera – cioè figli di genitori residenti in Italia, entrambi stranieri –, al punto che il saldo naturale, la differenza tra nascite e decessi, risulta in attivo per 54.318 unità, in contrasto netto con quello della popolazione residente di cittadinanza italiana, negativo di 6.912 unità nel 2006. Nel complesso, rileva l’Istat, l’aumento della popolazione straniera contribuisce alla crescita della popolazione residente in Italia – che nel corso del 2006 è passata da 58.751.711 a 59.131.287 unità – per circa il 70,7%. L’incidenza percentuale degli stranieri sulla popolazione complessiva, che all’inizio dell’anno 2006 era del 4,5%, raggiunge così alla fine dello stesso anno quota 5,0% . Si tratta di valori che collocano l’Italia tra i paesi europei con una presenza straniera relativamente contenuta rispetto alla popolazione complessiva: alla stessa data in Germania i residenti di cittadinanza straniera sono l’8,8%, in Spagna e nel Regno Unito rispettivamente il 6,2% e il 5,2%, in Francia il 5,9%. Sono sempre più numerosi gli immigrati che diventano italiani “per acquisizione di cittadinanza”: nel 2006 sono stati registrati 35.266 nuovi cittadini italiani, circa il 23% in più rispetto al 2005. Il fenomeno, tuttavia, è ancora relativamente limitato. Basti tenere presente che dal 1996, anno in cui è iniziata la rilevazione delle acquisizioni di cittadinanza nell’ambito della rilevazione sulla popolazione straniera residente, sono state complessivamente circa 182 mila. La maggior parte delle acquisizioni di cittadinanza italiana avviene ancora oggi per matrimonio e poiché i matrimoni misti si celebrano prevalentemente fra donne straniere e uomini italiani, tra i nuovi cittadini italiani sono più numerose le donne. Le concessioni della cittadinanza italiana per naturalizzazione, invece, sono ancora poco frequenti, specialmente se confrontate con il bacino degli stranieri potenzialmente in possesso del requisito principale e cioè la residenza continuativa per 10 anni. Più di uno straniero su quattro, infatti, è regolarmente presente in Italia da oltre un decennio e quindi potrebbe essere in possesso del requisito della residenza continuativa. Per quanto riguarda invece i nuovi nati, i bambini che hanno visto la luce nel nostro Paese da genitori stranieri sono stati 57.765 (+11,1% rispetto al 2005), dato che corrisponde al 10,3% del totale dei nati in Italia. I nati in Italia da genitori stranieri costituiscono la componente più rilevante dell’aumento complessivo dei minori di cittadinanza straniera, che ammontano al 1° gennaio 2007 a 665.625 unità e rappresentano il 22,6% del totale della popolazione straniera residente alla stessa data. Nel corso dell’anno 2006 gli ingressi dall’estero di stranieri sono stati 254.588, lievemente inferiori a quelli del 2005, quando furono 283 mila; le cancellazioni per l’estero sono state 16.974, un numero sostanzialmente stabile nel corso degli anni, anche per la scarsa propensione degli stranieri a dichiarare all’anagrafe la partenza in caso di rimpatrio. Per avere un quadro più dettagliato della presenza straniera in Italia bisogna fare riferimento anche ai permessi di soggiorno, che vengono rilasciati a tutti gli stranieri in possesso dei requisiti di legge e ne attestano la regolare presenza. Il possesso del permesso è requisito indispensabile per l’iscrizione nei registri della popolazione residente, ma il cittadino straniero, però, non sempre lo richiede. Per questo e per altri motivi di norma il numero di stranieri residenti non coincide con il numero di stranieri con permesso di soggiorno. Il lavoro, comunque, è la causa prevalente del rilascio dei permessi (1.463.058), soprattutto tra gli uomini (circa il 78%), mentre per le donne la quota scende al 44%. Negli ultimi anni cresce il numero dei permessi per motivi familiari (763.744). Tra gli altri motivi si segnalano oltre 51 mila permessi per studio che interessano in larga misura albanesi, seguiti a distanza da nordamericani, cinesi e rumeni. Quasi il 60% dei permessi per residenza elettiva (44.847) è intestato a tedeschi, inglesi, francesi, svizzeri e nordamericani: mentre i permessi per motivi religiosi (32.081) sono maggiormente diffusi tra spagnoli, polacchi e tra le donne indiane e filippine. I permessi per asilo politico (16.079) e ragioni umanitarie (circa 13 mila) sono riferiti soprattutto a individui provenienti dall’Eritrea e dal Kosovo (quasi il 30% dei casi). In totale, al 1° gennaio 2007, risultano ancora in forte crescita i cittadini stranieri residenti provenienti dall’Europa centro-orientale: complessivamente l’incremento rispetto al 1.1.2004 è del 48,8%. Rispetto all’anno precedente esso risulta più contenuto, anche a causa dell’uscita dalla suddetta area geografica di Romania (+92,5%) e Bulgaria (+73,8%). Alcune cittadinanze mostrano incrementi straordinari: gli ucraini sono passati in tre anni da meno di 58 mila unità a 120 mila, i rumeni da 178 mila a 342 mila, i polacchi da 40 mila a 72 mila e gli albanesi da 270 mila a 376 mila. Anche i cittadini dell’Asia orientale continuano a far registrare aumenti consistenti, in particolare i cinesi, cresciuti da 87 mila a 145 mila unità. Più modesto, ma pur sempre importante, risulta l’aumento degli stranieri originari dell’Africa (+36% nel complesso), tra cui spicca per importanza numerica la crescita dei marocchini, che al 1° gennaio 2007 raggiungono quota 343 mila e che negli anni precedenti hanno usufruito in grande misura della regolarizzazione, nonostante si tratti di una delle comunità di più antico insediamento in Italia. Va segnalato, inoltre, l’incremento dei cittadini provenienti dall’America centro-meridionale (+52%), soprattutto degli ecuadoriani, una delle comunità cresciute di più (dalle 34 mila unità del 2004 alle 69 mila del 2007). Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, l’insediamento della popolazione straniera nel nostro paese è localizzato prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord; nel Mezzogiorno risiede soltanto l’11,6% della popolazione straniera, la parte restante è suddivisa fra il Nord-Ovest (36,3%), il Nord-Est (27,3%) e il Centro (24,8%). Un quarto degli stranieri residenti in Italia (il 24,8%) è in Lombardia e – in particolare – nella provincia di Milano dove si concentra il 10,8% del totale degli stranieri residenti in Italia. Selezionando le prime 10 comunità più numerose a livello nazionale – che rappresentano quasi il 59% dei residenti stranieri – si possono esaminare alcune particolarità sulla diversa importanza che in ciascuna regione ricoprono le singole cittadinanze. Albanesi, marocchini e rumeni, che a livello nazionale rappresentano le prime tre comunità straniere, sono presenti in modo significativo in quasi tutte le aree del paese, seppure con intensità maggiore in alcune regioni. Gli albanesi sono maggiormente presenti in Lombardia (circa 76 mila unità, il 20,3% dei circa 376 mila residenti in Italia), Toscana (13,7%), Emilia-Romagna (11,8%), Piemonte (9,6%). I marocchini sono maggiormente presenti in Lombardia (circa 84 mila individui, 24,4% dei 343 mila residenti in Italia), Emilia-Romagna (15,6%), Piemonte (14,6%) e Veneto (13,6%). I rumeni risiedono prevalentemente nel Lazio (circa 76 mila, 22,2% dei 342 mila rumeni in Italia), in Piemonte (17,4%), in Lombardia (16,5%), in Veneto (14,1%). Esistono poi comunità che rivestono un ruolo significativo solo localmente, come quella degli ecuadoriani, che rappresentano il 25,2% (più di 16 mila unità) del totale degli stranieri residenti in Liguria, o quella dei tunisini che fanno registrare un’incidenza di quasi il 19% (pari a circa 15 mila unità) in Sicilia. Gli ucraini sono il 27,4% (circa 27 mila individui) e il 13,3% (circa 5 mila unità) degli immigrati dimoranti rispettivamente in Campania ed in Calabria; presenze importanti (con quote intorno al 10%) appaiono, infine, quelle dei cittadini della Serbia-Montenegro in Friuli-Venezia Giulia (circa 8 mila unità), dei cinesi in Toscana (quasi 25 mila individui) e Sardegna (circa 2 mila), dei senegalesi in Sardegna (circa 2 mila unità), degli immigrati dello Sri Lanka in Sicilia (più di 7 mila individui).
(Gco)