Roma, 3 ott – “Vale ancora la legge Gozzini oppure no? Sono pronto a discuterne”. L’arresto, ieri, di Cristoforo Piancone, ex esponente di spicco delle Brigate rosse, ha suscitato più di una riflessione nel ministro della Giustizia Clemente Mastella sulla semilibertà e le altre forme di recupero previste dalla legge Gozzini. “Smettiamola e facciamo cose serie – ha detto senza indugi il Guardasigilli – se vedo che dal punto di vista mediatico ci sono pruriti e sollecitazioni per quello che è accaduto, allora si discuta con serenità e le forze politiche aprano un dibattito sul piano parlamentare, se ritengono che la Gozzini vada ancora bene o se è il caso di cambiarla. Io partecipo al dibattito ma non sono quello che stabilisce se va cambiata. Ma promuovo il dibattito: si discuta”. Secondo Mastella, il Paese “vuole chiudere con chi aveva intentato guerra allo Stato”. “Vogliamo che il paese dia pene più forti? – chiede il leader dell’Udeur – Personalmente io credo che la repressione non garantisca la sicurezza, serve una gerarchia di valori”. Poche ore dopo, il ministro ha dato incarico agli ispettori della Giustizia di acquisire informazioni sulle motivazioni dell’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Torino, nel febbraio del 2004, concesse la semilibertà a Cristoforo Piancone, occupato come bidello in una scuola di Torino. Un’apertura al dibattito la concede anche il viceministro dell’Interno Marco Minniti che però ammonisce: “Questo non significa mettere in discussione il principio della rieducazione e del reinserimento dei detenuti”. “Quando succede che un brigatista con sei ergastoli, non pentito, torna in libertà e fa una rapina – ammette però Minniti – vuol dire che qualcosa non funziona. Dobbiamo capire se c’è bisogno di cambiare la legge Gozzini, oppure se c’è stata un’interpretazione sbagliata della stessa legge”. Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia, è convinto che la legge Gozzini funzioni bene “al punto che a cinque anni dal fine pena la recidiva tra i beneficiari di misure alternative è del 19 per cento, mentre quella dei condannati che hanno scontato per intero la loro pena in carcere è del 68,45 per cento”. Secondo Manconi, in sintesi, “non si possono far pagare a migliaia di altre persone le responsabilità penali di Cristoforo Piancone”. Sul piano politico è Alleanza nazionale a chiedere di rivedere la Gozzini. Secondo il senatore Alfredo Mantovano “non ha senso protestare contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Torino” che “ha solo applicato una legge dello Stato”. “Se si ritiene – spiega Mantovano – che un pluricondannato per gravi fatti di terrorismo non debba uscire dal carcere in semilibertà dopo 25 anni di reclusione, va modificata la legge”. Maurizio Gasparri, deputato di An, si dice pronto a un dialogo per il superamento della legge: “Non è la prima volta – osserva – che con il viatico della buona condotta si mettono in libertà assassini mai pentiti né dissociati dalle organizzazioni di cui facevano parte. Ed è evidente che senza una modifica sostanziale della legge vigente sugli sconti di pena episodi come quello di Piancone sono destinati a ripetersi”. Dal punto di vista delle associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti, “la legge Gozzini è una legge che ha prodotto e produce sicurezza”. Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione “Antigone”, ricorda che “coloro che commettono reati durante le misure alternative costituiscono una percentuale irrilevante, inferiore all’1 per cento”.
(Fca)