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ALCOL E GIOVANI: GESTORI LOCALI ATTACCANO PROPOSTA TURCO

it@withub.it by it@withub.it
8 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 8 ott – Il problema alcol è un mondo tridimensionale. Da una parte ci sono gli interessi economici relativi alla commercializzazione, dall’altra i giovani ma anche i giovanissimi che sempre più frequentemente si avvicinano a questa sostanza considerata molto più pericolosa dello spinello, e ancora l’universo dell’intrattenimento, quello degli imprenditori della notte. Al centro c’è lo Stato e un ministro che usa tutti gli strumenti in suo possesso per limitare il fenomeno dell’abuso. E’ passata solo una settimana dall’entrata in vigore dell’articolo 6 della legge sulla sicurezza stradale che prevede la cessazione alle due di notte della vendita di bevande alcoliche “nei locali dove vengono organizzate forme di intrattenimento”, ma già il ministro della Salute Livia Turco annuncia un’altra stretta: vietare l’alcol ai minori di 18 anni. Le famiglie ringraziano, i ragazzi meno, ma sul piede di guerra sono i gestori dei locali notturni e le aziende produttrici. Secondo i dati pubblicati dalla rivista americana “Archives of pediatric & adolescent medicine” il giro d’affari è enorme. Si calcola che l’abuso di alcolici da parte dei minori valga 22,5 miliardi di dollari, mentre quello degli adulti poco meno di 26 miliardi di dollari. Secondo quanto si legge in un’analisi redatta lo scorso anno per la Commissione Europea dagli esperti dell’Institute of alcohol studies del Regno Unito, il commercio di bevande alcoliche incide con circa 9 miliardi di euro nel bilancio totale degli scambi commerciali all’interno dell’Ue. Fin qui l’analisi economica del comparto che si intreccia con quella del settore intrattenimento. Molti, moltissimi, i locali notturni già “colpiti” dalla norma sul “coprifuoco” della vendita: 2.500 discoteche, 400 night club, oltre 10.000 locali serali dove si ascolta musica e si organizzano eventi. “Se le nostre perdite risolvessero il problema dell’abuso dell’alcol – sottolinea Antonio Degortes, presidente dell’Asso Intrattenimento – se ne potrebbe anche parlare, ma non è così. Il problema è molto più complesso e la classe politica vuole legiferare su un argomento che non conosce”. Degortes non risparmia stoccate e racconta cos’è successo lo scorso week end, quando i ragazzi, allo scoccare delle due, non hanno più potuto acquistare neanche una birra. “Risultato? Locali vuoti alle 2 e bar, pub e ambulanti presi d’assalto alle 2.30. Con un’aggravante: fuori dai locali una birra costa un terzo e magari se ne bevono anche tre. Non è con il proibizionismo che si risolvono i problemi”. Il presidente di Asso Intrattenimento ha poi spiegato che i gestori dei locali sono sempre stati disponibili a discutere con il legislatore, a trovare punti di accordo. “Avevamo proposto una distinzione tra alcolici e superalcolici. Magari si poteva ragionare sul divieto di vendita di questi ultimi ai minorenni, che comunque sono meno del 30% della nostra utenza”. Invece no, “fanno le leggi – dice – senza neanche consultarci. E dire che avevamo partecipato a un tavolo col ministro Amato e a uno con la Melandri, raggiungendo un accordo. Ora la nostra sigla ha ritirato la firma. Nessun accordo”. All’orizzonte lo spettro della chiusura di numerosi locali: “Negli ultimi tre anni la mortalità delle nostre aziende (4 mila imprese per 70mila lavoratori) è stata del 25%, ora credo che arriveremo al 50% in un solo anno”. E annuncia che domani una riunione gestori dei locali al Palaterme di Riccione sul decreto “stop alcol” che ritiene essere un provvedimento “demagogico per acquisire consensi facili da parte delle famiglie”. E proprio le famiglie, e i giovani sono l’altro aspetto di questo spinoso problema. Le prime si preoccupano, i secondi non intendono rinunciare ad un costume consolidato, a quella filosofia della sballo che sembra dura a morire. A fare il quadro della situazione, illustrando i risultati del “telefono verde alcol”, è la psicologa Alessandra Di Pucchio dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità. “Le famiglie sono preoccupate. Di genitori ne telefonano tanti – dice – vogliono sapere cosa fare quando il loro ragazzo torna ubriaco dopo una serata brava. Figli giovanissimi, ma anche maggiorenni che, poi, dopo si mettono anche alla guida”. Gli operatori che rispondono all’800.63.2000 cercano di approfondire il problema e indirizzano l’utente. “Non abbiamo una casistica di giovanissimi che si rivolgono a noi – dice – anche perché se lo fanno il tipo di approccio è giocoso. Se andiamo avanti un po’ con l’età, invece, troviamo le ‘fidanzate’ che chiedono cosa fare per un partner con problemi di alcol e poi i ragazzi ai quali hanno sequestrato la patente che vogliono sapere come dimostrare di non essere alcolisti”. In età universitaria, invece, arrivano i primi dubbi seri: quando il bere smette di essere “costume” e diventa problematico? Le risposte non sono facili. Per la dottoressa l’obiettivo è quello di creare una strategia di marketing sociale che possa in qualche modo minare le fondamenta del marketing creato dalle case di produzione delle bevande alcoliche, far passare il messaggio, insomma, “che non bere è normale”.
(Clb/Cog)

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