Roma, 8 ott – I lavoratori e i pensionati votano, i ministri e la sinistra radicale discutono. E’ il primo giorno di una settimana decisiva per il protocollo sul welfare firmato da governo e parti sociali il 23 luglio scorso destinato ad arrivare venerdì nel Consiglio dei ministri chiamato a varare il disegno di legge. I sindacati puntano a raggiungere quota cinque milioni di voti tra i lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati (una platea di circa 15 milioni di potenziali votanti) che potranno esprimere la loro scelta fino alle 14 di mercoledì nei trentamila seggi allestiti in fabbriche e sedi sindacali. Sì o no al protocollo sul welfare: le percentuali dovrebbero, almeno sulla carta, indirizzare il governo e la maggioranza verso eventuali ritocchi. Mentre i sindacati parlano al momento di affluenza positiva, il braccio di ferro tra le diverse componenti dell’Unione resta vivo. Lo dimostrano le parole del ministro dell’Università Fabio Mussi. Certo che al referendum passerà il sì dei lavoratori, il leader di Sinistra democratica avverte: “Chiedo modifiche. La parte sul lavoro, così com’è non la voto”. Secondo il ministro, “ci sono diverse cose che devono essere corrette: lo staff-leasing non è previsto nel programma e va abolito; quanto ai contratti a tempo determinato, è impensabile l’idea che si possano prolungare se accompagnati dal sindacalista di fiducia alla scadenza”. Mussi si è detto comunque ottimista: “Penso che certe obiezioni al protocollo siano ragionevoli penso che alla fine avverranno”. E ottimista è anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano, “molto fiducioso sul risultato del referendum”. Questa mattina, il ministro ha aperto a possibili modifiche al documento per quanto riguarda la parte sui lavori usuranti: “Nessuno – ha premesso Damiano – può impedire al Parlamento che è sovrano, di produrre ulteriori modifiche”. In quest’ottica, il ministro reputa “flessibile” l’uso del fondo per i lavori usuranti. Dalle dichiarazioni che giungono dalla sinistra radicale, qualora il protocollo dovesse arrivare in Parlamento così com’è, il suo iter sarà tutt’altro che semplice. “Bisogna cambiare il protocollo – ribadisce Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera – innanzitutto per dare risposte ai precari e ai lavoratori che stanno per andare in pensione e che sono lavoratori usurati”. “Vedremo – ha aggiunto – anche come va il referendum tra i lavoratori anche perché credo che ci sarà una grande differenza tra le fabbriche e i pensionati”. Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi in Senato, parla apertamente di “un insulto”. “‘Gli accordi, così come sono, non vanno – ha sottolineato la senatrice – e dunque bisogna modificarli. Non peggiorano la condizione dei lavoratori, ma la lasciano immutata rispetto a ora e quindi io credo che questo sia un insulto per chi ha votato centrosinistra. Io non voglio rendermi complice, al Senato, di questa vergogna”. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, invita però la politica a “stare lontana” dal mondo del lavoro perché “in questo modo si compromettono solo gli interessi dei lavoratori”. “E’ ovvio – prosegue – che ogni accordo deve essere modificato solo dalle parti che lo hanno firmato. Non capisco tanta insistenza da parte di alcuni ambienti che vogliono travalicare le loro funzioni e occuparsi di quelle altrui, quella sindacale, e questo è un male per i lavoratori”. Anche Luigi Angeletti, segretario della Uil, aggiunge: “L’accordo sul Welfare può sicuramente essere cambiato, ma da chi l’ha sottoscritto”. “Se il governo, al proprio interno, fa un’altra trattativa per modificare questo accordo – ha detto il sindacalista – vuol dire che è assolutamente inaffidabile”. Anche Confindustria conferma le sue posizioni. Il protocollo, afferma il direttore generale Maurizio Beretta, va presentato in Parlamento “così com’è”. Dal Kazakistan, Romano Prodi si dice ottimista: “Ho sempre pensato che si poteva e si doveva trovare un’intesa dopo la firma del protocollo – ha detto Prodi – e lo continuo a pensare, indipendentemente dalle notizie che vengono dall’Italia”. E sul referendum il premier dice: “Mi dicono che l’affluenza oggi è stata buona, che è sempre una buona notizia. Quando c’è una risposta ad una chiamata e a una presa di responsabilità è sempre una buona notizia”.
(Fca)