Baghdad, 10 ott – Sarebbero 14 le bambine rimaste ferite stamani dai colpi di mortaio abbattutisi sulla scuola di Diwaniya, a Sud di Bagdad. Nessuna vittima, dunque, al contrario delle prime notizie giunte che riferivano della morte di quattro bambine. Secondo l’agenzia Aswat al Iraq, che cita fonti mediche all’ospedale di Diwaniya, l’attacco ha causato anche il ferimento di due maestre ed informa che le scuole colpite sono due, la al Rwad e la al Wafaa, due elementari femminili nel quartiere al Tamim. In mattinata le fonti della sicurezza citate dall’agenzia Nina avevano anche affermato che l’attacco era diretto contro una caserma delle forze congiunte irachene e multinazionali vicino alla scuola al Rwad. Sempre nella giornata di oggi, altre quattro persone hanno perso la vita a Tikrit città natale del defunto ex dittatore Saddam Hussein, a circa 175 km a Nord di Baghdad. A riferire dell’attacco suicida l’emittente tv al Iraqiya senza aggiungere altri dettagli, mentre altre fonti affermano che l’esplosione è avvenuta al passaggio del convoglio di auto del colonnello Jassim Hussein Mohammed, capo della sicurezza nella provincia di Salaheddin, di cui Tikrit è il capoluogo. Un mercoledì di sangue che non fa cha aggiungersi al bilancio di due giorni da record in Iraq. Ieri, infatti, 60 persone sono morte a causa di tre attacchi suicidi, due a Baiji e uno a Bagdad. Nel primo caso due kamikaze si sono fatti saltare in aria a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro secondo un piano che è apparso accuratamente coordinato e che aveva come obiettivi due nomi importanti dell’antiterrorismo locale. Poche ore dopo nel centro della capitale l’esplosione di un minibus ha ucciso almeno 40 persone, tra le quali donne e bambini, e ne ha ferite 60. Secondo la polizia, l’automezzo pieno di esplosivo era stato parcheggiato nei pressi di piazza Khalani nel quartiere centrale di Sank. Al momento dell’esplosione la moschea sciita della zona era piena di fedeli. Intanto si continua a discutere sulla questione “Blackwater”, la società statunitense che opera nel paese fornendo servizi di sicurezza al personale diplomatico Usa e responsabile della sparatoria del 16 settembre scorso nel centro della capitale irachena, nella quale vennero uccisi 17 civili e feriti altri 22. Dopo la strage, il ministero dell’Interno iracheno aveva deciso di chiudere ogni rapporto con la società statunitense, accusata di aver compiuto “un’operazione criminale” e di aver sparato sulla folla inerme. Ieri, inoltre, la società di sicurezza Unity Resources Group (Urg) aveva ammesso di aver aperto il fuoco contro un’auto che avrebbe fatto l’errore di non fermarsi al posto di blocco. A bordo c’erano due donne appartenenti alla comunità cristiana che non sono sopravvissute agli spari. Il fatto è avvenuto a Baghdad, nel quartiere di Qarrada: “In base alle informazioni preliminari in nostro possesso – fa sapere la Urg – un veicolo si è avvicinato ad alta velocità alla nostra squadra, senza fermarsi nonostante i numerosi avvertimenti compreso anche un razzo di segnalazione; alla fine è stato aperto il fuoco e il veicolo si è fermato”. Testimoni raccontano che gli agenti di sicurezza privata avrebbero sparato ben 19 colpi contro la vettura su cui viaggiavano le due donne. Oggi, il governo iracheno ha condannato “categoricamente” il fatto e ha avviato un’inchiesta sull’accaduto, chiedendo un risarcimento di otto milioni di dollari per ognuna delle vittime della sparatoria, quindi 136 milioni in totale. “Il governo, il primo ministro e noi tutti condanniamo categoricamente l’azione” ha detto il responsabile della sicurezza a Baghdad, generale Qassim Mussawi. Intanto da Dubai, l’agenzia di sicurezza Unity Resources Group ha riconosciuto la responsabilità dell’accaduto e dato la sua versione dei fatti: “Secondo le prime informazioni, il veicolo, procedendo a grande velocità, non si è fermato nonostante i numerosi avvertimenti, indicazioni manuali e anche un bengala; e alla fine, è stato aperto il fuoco sul veicolo”. Quando hanno incrociato il convoglio scortato dagli agenti di sicurezza, le due donne viaggiavano in macchina nel quartiere di Qarrada, al crocevia di Masbar, considerato una delle zone più sicure della capitale.
(Cep)