Bormio, 11 ott – “Inizialmente non ci siamo accorti di quanto è successo. Dopodiché abbiamo avuto paura”. Questa la versione di M.S., il minorenne arrestato ieri sera al termine dell’inchiesta sulla morte del piccolo Renzo Giacomella di 3 anni, travolto sabato su una pista ciclabile da una moto guidata dal ragazzo, insieme al diciottenne Luca M. Le parole del giovane indagato, ora nel carcere minorile Beccaria, sono state riferite dall’avvocato Giuseppe La Capria di Bormio, che assiste il ragazzo. I due hanno confessato l’accaduto davanti al procuratore di Sondrio Gianfranco Avella, che ha coordinato l’indagine delle forze dell’ordine. E questa mattina, anche i genitori del minorenne hanno parlato, sostenendo che il ragazzo “ha sbagliato, ed è giusto arrestarlo”. Padre e madre dell’indagato erano stati ricevuti mercoledì pomeriggio nella caserma dei carabinieri di Bormio dove il figlio inizialmente si era dichiarato totalmente estraneo alla vicenda, cadendo però “in una enormità di contraddizioni, quasi infantili”, come ha affermato il procuratore Avella. Quando il ragazzo è crollato, ammettendo le proprie responsabilità, i genitori si sono dovuti arrendere alla tragica evidenza. “Siamo sconvolti, e non può essere altrimenti, visto quello che è successo – ha dichiarato il padre –. Ma è giusto che nostro figlio paghi le conseguenze dal suo comportamento irresponsabile. Ai genitori del povero Renzo io e mia moglie chiediamo umilmente scusa”. Anche i coniugi dell’altro ragazzo, Luca M., rinchiuso nel carcere di via Caimi a Sondrio, hanno fatto pervenire il loro cordoglio alla famiglia Giacomella. Per il 17enne l’accusa è di omicidio volontario e omissione di soccorso. Il ragazzo, infatti, non solo avrebbe fatto salire sulla sua moto anche l’amico pur sapendo di non poterlo fare (la moto è un 125 da cross sul quale non è possibile andare in due), ma avrebbe anche imboccato la pista ciclabile dell’Adula, il cui transito ai veicoli a motore è vietato, e sarebbe sfrecciato a forte velocità e con i fari spenti. La versione dell’accusa, insomma, è che M.S. dovesse essere consapevole del rischio di incidenti. Per il 18enne, invece, si sarebbe configurata l’accusa di omicidio colposo, in quanto Luca, salendo sulla moto dell’amico nelle condizioni dette, avrebbe contribuito a creare la situazione di pericolo da cui è scaturito l’incidente mortale. Secondo quanto riportato dall’avvocato, intanto, il ragazzino sarebbe “disperato”: “Lui e l’amico – spiega il legale – sono in uno stato confusionale. Sono stati travolti anche loro da quel che è successo e sono traumatizzati”. Il procuratore Gianfranco Avella ha invece posto l’attenzione sulla tempestività delle indagini: “Tenevamo a risolvere in fretta questo caso per dare una risposta di giustizia alla famiglia del piccolo Renzo – ha spiegato –. Certamente, se i due giovani si fossero presentati spontaneamente dai carabinieri, come più volte chiesto negli appelli di questi giorni, avremmo tenuto nei loro confronti un atteggiamento diverso”. Nicoletta Martinelli, la mamma del bambino ucciso, ha ringraziato le forze dell’ordine: “Sono soddisfatta – ha detto – per il risultato ottenuto dai carabinieri, i quali, subito dopo la tragedia toccata al mio Renzo, mi avevano promesso che avrebbero fatto di tutto per trovare al più presto il responsabile”. Il capofamiglia Sergio Giacomella ha invece reagito con maggiore durezza, dichiarando ai giornalisti: “Ma quale perdono! Quei due ragazzi, dopo aver investito e ucciso mio figlio Renzo, sono fuggiti e non si sono presentati in caserma nonostante i ripetuti appelli che abbiamo fatto sia io che mia moglie, come pure il procuratore della Repubblica”.
(Asc – Deg)