Roma, 16 ott – “Come diceva un poeta statunitense, il futuro è ‘quel periodo di tempo nel quale i nostri affari prosperano, i nostri amici sono sinceri e la nostra felicità è assicurata’”. Queste le parole con cui il senatore Luigi Pallaro, eletto nella ripartizione dell’America meridionale, ha esordito alla Conferenza Italia-America Latina e Caraibi in corso di svolgimento alla Farnesina. “Spesso – ha proseguito – questo è quello che pensiamo del futuro. Ma perché i nostri affari crescano, è nel presente che bisogna mettere le basi. Perché gli amici siano sinceri, è nel presente che devono avere le risposte che si attendono da noi. Ed infine, perché la nostra felicità sia assicurata, è adesso che dobbiamo sforzare di procurare la felicità agli altri. Il continente latinoamericano sta conoscendo da ormai più di 4 anni un ritmo di crescita economico sconosciuto da tempo a molte democrazie occidentali. In questo enorme bacino in continua crescita vivono più di 500 milioni di persone”. Il senatore ha definito la massiccia presenza demografica di italiani in Sudamerica “un vantaggio comparato che altri Paesi non hanno”. “Spesso – ha spiegato – quando si parla di collettività italiane emigrate all’estero, vengono in mente immagini ingiallite di comitive pronte per imbarcarsi. Il dramma dell’emigrazione è cominciato così, ma spesso ci si dimentica di verificare dove e come queste persone sono sbarcate”. Pallaro ha sottolineato che i discendenti degli emigranti italiani “adesso sono capi di Stato, di governo, parlamentari e industriali che adesso gestiscono e fanno crescere intere nazioni”, e ha enucleato una necessità: “Questa presenza dovrebbe essere posta al centro di una organica politica di Stato nei confronti di quest’area”. “A mio avviso – ha proseguito il senatore – le opportunità offerte da un rapporto particolare con l’America latina non dovrebbero essere patrimonio di una sola parte politica che ne approfitta sulla base della necessità congiunturale. Credo che sia interesse dell’Italia e dell’intero spettro politico del nostro Paese impegnarsi coerentemente ed organicamente a loro favore”. “Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto – che oggi dire Italia vuol dire Unione europea: 25 Paesi che dovrebbero, almeno in politica estera, parlare con una voce sola. 25 Paesi che hanno in comune grandi tradizioni di emigrazione. I canali per mettere in atto questa relazione sono noti, e non devono passare, a mio avviso, attraverso l’assistenzialismo. Bisogna stabilire un corridoio preferenziale, affinché i nostri Paesi possano godere di un flusso continuo di scambi commerciali e culturali. Bisogna uscire dalle secche della burocrazia ed entrare sul territorio dei fatti. E’ una sfida enorme, ne siamo consapevoli”. “Noi parlamentari eletti all’estero – ha concluso Pallaro – stiamo dando il nostro piccolo contributo, non solo in Italia, ma anche e soprattutto nei nostri Paesi di residenza”.
(Cat/Ces)