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SPARATORIA IN TRIBUNALE: 3 MORTI E 3 FERITI A REGGIO EMILIA

it@withub.it by it@withub.it
17 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Reggio Emila, 17 ott – Ha estratto la pistola nel mezzo dell’udienza di separazione dalla moglie e ha aperto il fuoco all’impazzata, uccidendo due persone, ferendone altre tre e finendo a sua volta ucciso, dopo uno scontro a fuoco con uno dei poliziotti intervenuti. Così, nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia, Klirimi Fejzo, albanese di 40 anni, ha sfogato la sua rabbia per un divorzio che rischiava di togliergli per sempre le due figlie. L’uomo, secondo la ricostruzione fornita dal suo avvocato, Galileo Conti, ha aperto il fuoco prima contro la moglie, la 37enne Vyosa Fejzo, gravemente ferita e deceduta successivamente in ospedale, quindi ha rivolto l’arma contro il fratello di lei, Arjan Demcolli, 32 anni, ucciso sul colpo. La follia dell’omicida si è quindi rivolta contro la legale della moglie, Giovanna Fava, e poi contro il proprio avvocato e la sua assistente, che però sono riusciti a salvarsi e a fuggire. Della pioggia di proiettili sono rimasti vittime anche un poliziotto e una terza persona, della quale ancora non si sa se si tratti di un avvocato o di un dipendente giudiziario. Il killer ha poi tentato di fuggire, ma è stato raggiunto dai proiettili di un poliziotto che stava accompagnando un imputato ad un’udienza e che è intervenuto non appena si è reso conto della gravità della situazione. I coniugi erano entrambi di Durazzo, residenti a Reggio Emilia, e avevano due figlie. L’uomo, da una decina d’anni in Italia, era considerato a rischio per storie di violenze e percosse in famiglia. Per questi motivi la moglie da un anno era ospite della Casa delle Donne, gestita dall’associazione “Non da sola”. Dalle prime indiscrezioni sembra che il rapporto tra i due coniugi si fosse ulteriormente deteriorato per la questione dell’affidamento delle figlie e che il motivo scatenante sia stata una visita a sorpresa dell’uomo, ieri, a una di loro. Fejzo si sarebbe andato a prenderla all’uscita di scuola senza avvertire la moglie. Sui fatti è ora al lavoro il pm Maria Rita Pantani, che ha sentito anche il presidente dell’udienza civile, il giudice Roberto Piscopo. Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto informazioni su quanto è accaduto. Il Guardasigilli – secondo una nota del ministero – ha mobilitato i suoi uffici per avere elementi sulla vicenda, soprattutto per chiarire come abbia fatto l’assassino a introdurre l’arma nel palazzo di giustizia. E proprio su questo elemento si sono scatenate le critiche del mondo politico e dei rappresentanti dei cittadini. “Come ha fatto quell’albanese ad entrare armato nell’aula delle separazioni civili del tribunale di Reggio Emilia? – afferma il senatore della Lega Nord Massimo Polledri – Ciò che è accaduto stamani è sconcertante e solo grazie alla prontezza della polizia si è evitata una strage ancora più ampia. E’ ora che questo governo si svegli – sottolinea ancora – ci vuole un giro di vite sulla sicurezza e in finanziaria faremo emendamenti appositi perché occorrono soldi ma soprattutto la volontà politica di affrontare questa emergenza”. Necessario, secondo la deputata Idv Silvana Mura, sarebbe “accertare al più presto se ci siano state responsabilità o lacune nei controlli e riflettere se anche nei tribunali civili non sia opportuno installare metal detector per evitare che simili casi si ripetano”. Mura annuncia che sulla vicenda presenterà una interrogazione parlamentare ai ministri competenti. Di livello di tutela “ancora troppo basso” parla in una nota il Codacons. “Nei tribunali italiani chiunque può accedere senza grandi difficoltà e senza essere sottoposto a controlli particolari, portando con se anche armi o altri oggetti pericolosi – afferma il presidente Carlo Rienzi – Una situazione che va sanata, installando metal detector agli ingressi di tutti gli uffici giudiziari, e predisponendo controlli rigidi così come avviene negli aeroporti”.
(Cep/Cog)

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