Pechino, 18 ott – Cresce la tensione tra Usa e Cina. Il governo cinese ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Pechino per esprimere una decisa protesta ufficiale contro la visita del Dalai Lama a Washington. George W. Bush, infatti, ha in questi giorni ricevuto alla Casa Bianca il leader del governo tibetano in esilio. Il fatto che l’autorità religiosa asiatica sia stata accolta in forma privata non è bastato alle autorità di Pechino, che hanno considerato l’incontro come una pesante ingerenza statunitense negli affari interni della Cina. Al Dalai Lama, del resto, è stata anche donata la Medaglia d’oro del Congresso, massima onorificenza civile negli Usa. Liu Jianchao, portavoce del ministero degli esteri del gigante asiatico, ha annunciato che “il ministro Yang Jiechi ha convocato l’ambasciatore americano Clark Randt, per manifestargli una forte protesta per conto del governo della Cina”. La Cina ha chiesto inoltre agli Stati Uniti di fare “passi concreti” per ricucire le relazioni tra i due paesi. Per Pechino gli Usa devono “smettere di sostenere le forze indipendentiste e di interferire negli affari interni della Cina”, ha spiegato Liu Jianchao. Per il governo cinese, infatti, il Dalai Lama è un oppositore politico ed un pericoloso secessionista, nonostante lo stesso abbia anche vinto il premio Nobel per la pace nel 1989. Tenzin Gyatso, sedicesima reincarnazione della massima autorità politica e religiosa del Tibet, vive dal 1959 in India, a Dharamsala, con un seguito di 120.000 tibetani in seno ai quali ha costituito il governo tibetano in esilio. Il Tibet, infatti, è stato invaso nel 1950 dall’Esercito di liberazione popolare cinese. Durante la Grande rivoluzione culturale, i cinesi organizzarono campagne di vandalismo contro monasteri, distruggendo la quasi totalità dei monasteri e uccidendo 1.200.000 tibetani. Dal suo esilio indiano, il leader religioso cerca da anni di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla causa dell’indipendenza della sua terra, anche se negli ultimi anni è passato a chiedere una semplice autonomia della regione. Molte le personalità del mondo dello spettacolo che hanno sposato la battaglia per la libertà del Tibet, il più noto delle quali è l’attore Richard Gere. Quanto alla posizione ufficiale degli Usa, Washington ha sempre cercato di non urtare la sensibilità del colosso asiatico, anche se negli anni passati sono stati documentati aiuti della Cia ai ribelli tibetani.
(Asc)