Roma, 22 ott – Diaspore annunciate, piccate smentite, palesati dissensi. Il governo Prodi sembra camminare sul filo di lana, oggi più che in passato. Tante sono le partite che lo aspettano ed il terreno di gioco non è certamente dei più facili: il Senato, incrocio dei venti di protesta e anello debole della maggioranza. Da domani in aula arriverà il decreto legge collegato alla Finanziaria e già dal primo voto sarà possibile comprendere se esiste o meno una “campagna acquisti” e soprattutto se quest’ultima non abbia già modificato l’assetto delle squadre. Per il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione sono molti, più di tredici, “i senatori della maggioranza, soprattutto quelli della ex Margherita, che si sentono a disagio nella propria coalizione” ma niente compra-vendita, “questo non è all’altezza della dignità di Berlusconi – afferma il presidente dell’Udc – che non deve permettere lo spargersi di voci del genere”. E’ proprio grazie a queste voci – è la teoria di Buttiglione – che i senatori rimangono fedeli alla maggioranza, a nessuno va che si diffonda “l’idea che Berlusconi li stia comprando”. Gli ex Dl, però, fanno quadrato, non tacciono, anzi, smentiscono – per bocca del vicepresidente dell’Ulivo al Senato, Luigi Zanda – ogni possibile diaspora. “Il martellamento di voci nate da dichiarazioni di Berlusconi su passaggi di senatori dal centrosinistra al centrodestra è di una gravità inaudita – afferma Zanda in un’intervista all’Unità – Sono veleni sparsi in modo deliberato”. Ma neanche il vicepresidente dell’Ulivo può nascondere il fatto che in Senato si procede su una sorta di terreno minato: “Con uno o due voti di maggioranza non c’è mai stata tregua. Ultimamente si è verificato questo fenomeno del micro-frazionamento, sono nate nuove formazioni politiche con elementi di distinzione e certo sono aumentate le difficoltà”. Come se quelle affrontate fino ad oggi non fossero abbastanza. A metterci, come si dice, “il carico da 12” ci pensa il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che, dopo lo scontro con Antonio Di Pietro, oggi paragona la situazione del governo alla guerra libanese. “Se Prodi riesce a superarla – dice – sarà eroe nazionale, e quindi avrà dimostrato capacità e forse anche quel ‘fattore c’ che tutti gli attribuiscono”. Intanto proprio dal partito del guardasigilli si alza la voce del capogruppo al Senato, Tommaso Barbato. “Serve un chiarimento nella maggioranza – afferma riferendosi al ‘caso Mastella’ – occorre capire il suo stato di salute. Se questo segnale non arriverà valuteremo la possibilità di non votare il decreto collegato”. Chiede “comportamenti coerenti” e manda un messaggio all’Unione: “Se non ci volete ce ne andiamo”. Getta acqua sul fuoco il relatore del decreto Natale Ripamonti, per il quale in aula si andrà tranquilli non essendoci “problemi rilevanti che possano mettere in discussione la tenuta della maggioranza”. Ventata d’ottimismo necessaria se poi si guarda agli altri problemi sul tavolo del dibattito parlamentare. C’è la sinistra estrema che, grazie al successo della manifestazione, chiede la modifica del protocollo sul welfare e c’è una legge elettorale da varare che non vede attualmente nessun margine di accordo, neanche all’interno della stessa maggioranza. Se Rutelli spinge il piede sull’acceleratore e chiede una immediata verifica in senato sulla proposta “modello tedesco”, che a molti starebbe anche bene, la senatrice Palermi (Verdi-Pdci) fa sapere di non condividere assolutamente questa idea e di considerarla addirittura “sbagliata e inaccettabile”. E meno male che il premier riesce a mantenere la calma dichiarando, nell’ultimo libro di Bruno Vespa (“L’amore e il potere”), che “oggi, nell’autunno del 2007, le cose vanno meglio di un anno fa. C’è, complessivamente, molto meno bisogno di mediazione perchè c’è una progressiva presa di coscienza del fatto che un buon compromesso duraturo è preferibile a un momentaneo successo”. Altro che “fattore c”.
(Clb/Caf)