Torino, 23 ott – Mito e rito, identità e sacralità. E anche antidoto all’allarme alcolismo. Così gli organizzatori del Salone del vino, in programma a Torino da giovedì a domenica prossimi, definiscono il vino sottolineando che l’82,5 per cento dei suoi circa 29 milioni abituali consumatori in Italia non è a rischio alcolismo e la stragrande maggioranza di questi si trovano nella categoria di “bevitori mediterranei”, quelli cioè che si limitano a circa due bicchieri a pasto. La fascia dei più forti consumatori di vino è concentrata, sia per gli uomini che per le donne, nelle classi anagrafiche da 25 a 44 anni e da 45 a 64 anni. “Ma ciò che rende vero l’assunto che lo stile italiano mette al riparo dall’eccesso di vino – spiega una nota – sono i dati che riguardano le categorie più mature: negli over 65 la percentuale di bevitori responsabili è altissima, mentre nelle età giovanili l’approccio all’alcol più ancora che al vino, essendo slegato dai valori tradizionali, fa incrementare il rischio. Insomma il vino dei nonni è il vino buono”. Questo fenomeno si accentua se si prende in esame il comportamento delle donne verso il vino: nella fascia d’età trai 25 e 44 sono quelle più esposte al rischio di scivolare in un consumo non responsabile; ma interessante è notare che, anche tra i giovanissimi, chi riceve un’educazione al vino è assai meno soggetto ai rischi dell’alcolismo. Nella primissima fascia d’età (11-13 anni) i bevitori “non mediterranei” di fatto non esistono e la percentuale di adolescenti che si avvicinano al vino è assai scarsa. Il problema riguarda invece la fascia 13-17 anni, dove i bevitori non mediterranei sono di più dei ragazzi che consumano responsabilmente il vino (0,6% i primi, 0,5% i secondi). L’allarme, infatti, riguarda il fenomeno del cosiddetto “binge drinking” (cioè lo sballo). “Purtroppo questo fenomeno – in larghissima parte sganciato dal consumo di vino – è in incremento e riguarda il 5,2% della popolazione compresa nella fascia di età tra gli 11 e 18 anni – spiega una nota – Il 21% dei diciottenni maschi dediti al “binge drinking” è a rischio alcolismo e anche il 9% delle femmine si avvicina alla soglia di pericolo. Si è anche cercato una relazione tra regioni che consumano molto vino e il fenomeno del “binge drinking” e si è scoperto che se vi è una certa relazione tra consumo di vino e sbornia, questa relazione è meno forte nelle regioni dove la cultura del vino è più radicata: Piemonte, Toscana, Friuli e Sicilia, dove il consumo di vino è sicuramente rilevante, sono meno toccate dall’alcolismo dei giovani, mentre Trentino, Veneto, Emilia Romagna Molise, Marche, Lombardia Lazio, Calabria e Sardegna hanno elevate percentuali (comprese tra il 12,8 e il 5,4 %) di giovani a rischio. Ulteriore conferma che il sipario culturale è la barriera più efficace contro l’abuso di alcol. Alla domanda posta a un campione di circa mille cultori di Bacco come definirebbero il vino le risposte sono state illuminanti: per il 55,13% il vino è cultura, per 15,63% tradizione, per 7,51% è amicizia, per il 5,58% è allegria, per l’1,2% è moda. Solo il 9,07% degli intervistati ha risposto che è una bevanda. A questi stessi enoappassionati è stato chiesto quanto vino consumano in un giorno e la stragrande maggioranza sta dentro la soglia del consumo responsabile. Il 21,3% dichiara di bere meno di un bicchiere, il 36,5% va oltre i due bicchieri, tra tre e quattro bicchieri al giorno, che è la soglia che lo stesso Istituto Superiore di Sanità considera ancora perfettamente compatibile, sta il 20,6% del campione. Dunque tra gli enoappassionati la percentuale di bevitori responsabili è del 78,4% e solo 12 e 8% dichiara di bere una bottiglia al giorno.
(Caf)