Roma, 29 ott – L’aumento del costo della vita non è colpa dell’euro e la dimostrazione sta nel raffronto con gli altri Paesi europei. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano leva gli scudi in difesa della moneta unica e, dal Campidoglio, bacchetta quanti, basandosi su “false premesse”, speculano sul tema. “Non è vero che il costo della vita sia aumentato in Italia per colpa dell’euro. Il carovita si è avuto per molte altre ragioni” ha detto il Capo dello Stato questa mattina, in occasione della manifestazione “A 50 anni dal Trattato di Roma: il Parlamento Europeo e la scuola per i giovani cittadini”, promossa dall’Ancei. L’inquilino del Quirinale ha spiegato che i commenti negativi che si sentono sull’euro sono in realtà “spesso basati su false premesse: non è vero che il costo della vita è aumentato con l’introduzione dell’euro. Bisogna vedere ciò che c’è di speculazione e ciò che c’è di carente nelle nostre strutture” ammonisce Napolitano, forte della considerazione che “in altri Paesi che hanno introdotto l’euro non sono aumentati i prezzi, né il costo della vita”. E sono state tutte imperniate sulla più ampia apertura all’Europa le risposte che il presidente, perfettamente calato nel ruolo di intervistato, ha dato alle domande dei ragazzi intervenuti alla manifestazione. “L’Italia deve battersi per l’Europa, contro i paesi che frenano l’avanzamento dell’Unione Europea” ha detto il Capo dello Stato, sottolineando come nel Vecchio continente ci siano “paesi molto gelosi dello loro prerogative” e come questa sia un condizione in grado di frenare lo sviluppo su temi come l’immigrazione o l’energia, “che nessun paese europeo può risolvere da solo”. In quest’ottica di ricerca della massima coesione, ha aggiunto Napolitano, “è stata una grande sciocchezza” l’opposizione di alcuni Stati, in occasione della firma del nuovo Trattato, all’indicazione nel documento stesso della bandiera azzurra con le stelle e dell’Inno alla gioia come simboli dell’Europa unita. “Noi italiani dobbiamo dare il buon esempio – ha detto il presidente –, infischiandocene di questa decisione e continuando a sventolare quella bandiera e a cantare quell’inno”. E, sui temi che riguardano direttamente il nostro Paese, Napolitano si è soffermato sui problemi del Mezzogiorno. “Lo dico da meridionale – ha chiarito –. Se il sud ha dei grandi problemi è responsabilità nostra, dei governi nazionali, delle istituzioni locali e anche dei meridionali”. L’esempio del presidente è quello dei fondi strutturali, grazie ai quali “sono stati fatti progressi” ma che non hanno risolto in toto i problemi del meridione: “Se magari quei fondi non sono stati abbastanza per fare avanzare il Mezzogiorno la responsabilità è nostra”, ha detto. Il Capo dello Stato ha “regalato” anche un retroscena inatteso del suo credo politico passato. Ricordando la firma dei Trattati di Roma nel 1957, Napolitano ha rievocato “i grandi contrasti” in ragione dei quali, sulla nascita dell’Europa, “non eravamo tutti d’accordo e io stesso non ci credevo”. Una posizione opposta all’europeismo che ha animato oggi le parole del presidente. “L’importante è che, 50 anni dopo, ci sia un consenso così largo”, ha commentato Napolitano.
(Gco)