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AGGRESSIONE ROMA, ITALIA “CHIAMA IN CAUSA” LA ROMANIA

it@withub.it by it@withub.it
31 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 31 ott – L’omicidio di Tor di Quinto adesso rischia di far scoppiare una vera e propria crisi tra Italia e Romania. Poco fa il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha contattato il collega Calin Popescu Tariceanu, esprimendo “sconcerto e dolore per quanto accaduto. Chiedo, inoltre, un impegno serio, forte e fermo al tuo governo. Dobbiamo cooperare”. E mentre sta per partire una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, in programma alle 19.30, per inserire le misure
sulle espulsioni, contenute in un disegno di legge del pacchetto sicurezza, in un decreto legge, dal fronte dell’opposizione Gianfranco Fini lancia l’allarme: “Roma rischia di sfuggire al controllo delle Istituzioni. Si faccia ciò che serve: le baracche abusive vanno demolite. I clandestini siano identificati e immediatamente rispediti nel loro paese. E Amato abbia la forza di chiedere uomini e mezzi alle forze dell’ordine”. Walter Veltroni, ripetutamente chiamato in causa, è durissimo: “questo è un problema politico – dice il sindaco di Roma – e l’Italia, a questo punto, deve farsi sentire in sede europea, chiedendo lumi riguardo ai flussi migratori provenienti dalla Romania”. In ballo, la sicurezza della città, e una dilagante psicosi: l’efferato delitto, si ripercuote, infatti, sulla sensibilità della gente. Che adesso ha paura. “L’Europa deve chiamare in causa le autorità romene – osserva il primo cittadino della capitale – e far presente che chi appartiene alla Comunità europea deve rispettare regole precise: la prima è non aprire scriteriatamente le frontiere e spedire e persone da un Paese europeo all’altro”. Veltroni non ha paura di essere duro. E rincara la dose, sottolineando che, “prima dell’ingresso della Romania nell’Unione europea” “Roma era considerata fra le grandi città più sicure al mondo”. Quindi l’affondo: “bisogna avviare immediatamente le pratiche per i rimpatri altrimenti la situazione diverrà insostenibile, a Roma, così come a Milano o Torino. Non esiste, oggi, una soluzione diversa dall’interrompere un flusso che coinvolge migliaia di persone. I tempi sono maturi: occorre prendere definitivamente decisioni a bagnomaria dal 2001”. Chiarissimo il riferimento al protocollo che consente ai cittadini romeni di entrare in Europa solo mostrando il passaporto. Provvedimenti immediati sul pacchetto sicurezza dunque. Il sindaco è sgomento, come l’intera città, che inizia a sentirsi impotente di fronte alle ripetute aggressioni: “Da giugno fino ad oggi si contano diversi episodi di violenza e si respira un clima diverso: l’agguato al ciclista, poi morto, la violenza su Tornatore e su una consigliera municipale, tanti casi di violenze sessuali. E oggi, a completare l’orrendo corollario, questo episodio orrendo”. Una tragica escalation: Veltroni non dice romeni, ma lo lascia capire: “figlia di uno spropositato arrivo di cittadini comunitari, gente che si caratterizza per una pericolosa attitudine alla criminalità, certo, non si può generalizzare, ma i numeri invitano alla riflessione: il 75 per cento degli arrestati proviene da un paese, e persino gli episodi hanno la stessa ripetitività, ovvero aggressione, furto, stupro o omicidio”. “Evidentemente – conclude Veltroni- esiste un problema specifico, ma senza provvedimenti immediati si rischia un regolamento di conti di stampo xenofobo, come accaduto a Madrid”.
(Pep)

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