Roma, 5 nov – Il governo incassa il primo punto a suo favore. Il Senato ha infatti respinto, con 161 voti contro 156, le cinque questioni pregiudiziali presentate dall’opposizione e in particolare da Calderoli (Lega), Saporito (An), Baccini (Udc), Azzolini (Fi) e Pastore (Fi). La manovra, arrivata oggi nell’aula di Palazzo Madama, dovrebbe essere varata entro il 14 novembre. Non è un test facile per il governo Prodi che teme l’ostruzionismo dell’opposizione. Il ricorso alla fiducia è un’alternativa paventata ma al momento lontana. Lo stesso premier questa mattina ne aveva parlato come di uno strumento da adottare “solo se la lunghezza della discussione lo rende necessario”. Comunque la Cdl si è impegnata a ridurre il numero di emendamenti. In fondo – spiega il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli – dal 2000 ad oggi non sono mai stati così pochi: circa 630 (130 della maggioranza) contro una media di duemila/tremila degli anni scorsi. “Se si ricorrerà alla fiducia – puntualizza – non sarà per colpa nostra ma per problemi interni alla maggioranza”. Della stessa opinione il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che ci tiene a sottolineare come non siano vere le dichiarazioni del ministro delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa quando dice “che la fiducia dipende dall’opposizione. Già oggi, infatti, il numero degli emendamenti è ridotto drasticamente”. Non è della stessa idea il ministro per i Rapporti con il parlamento Vannino Chiti che non si nasconde dietro i ma o i forse: “gli emendamenti devono essere ridotti a non più di duecento. In molti parlamenti di paesi europei come il nostro, una volta che la Commissione Bilancio ha esaminato la legge finanziaria del governo, l’assemblea può solo approvare o respingere il testo, senza poterlo emendare”. Ma 600, al massimo 800 emendamenti, non sono nulla per il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che ricorda come nel caso del decreto fiscale collegato alla Finanziaria “in aula erano stati presentati 461 tra documenti e ordini del giorno e che gli stessi, compreso il voto finale, furono votati dall’assemblea in due giorni e mezzo”. Comunque, ogni analisi o congettura appare prematura visto che la decisione, se sarà presa, non è attesa prima di mercoledì. La maggioranza, in ogni caso, a Palazzo Madama serra le fila per questo lungo tour de force. Questa sera gli scranni erano pieni: al suo posto anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, che si è intrattenuto a chiacchierare con Lamberto Dini, insieme ai colleghi Clemente Mastella, Livia Turco e Barbara Pollastrini. Presenti anche tre senatori a vita: Montalcini, Colombo e Scalfaro. Assente Cossiga che aveva già resa nota la sua posizione di non voto e Andreotti, Ciampi e Pininfarina che sono in congedo.
(Clb/Cog)