Roma, 13 nov – Sinistra democratica, ieri, ha proposto un vertice della sinistra radicale, quanto prima, per definire una strategia comune. Oggi Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, ha avuto parole molto dure: “Sulla legge elettorale o si cambia passo o non c’è motivo di stare un minuto in più dentro questa maggioranza. Se Veltroni pensa di far fuori noi ed altri partiti dell’Unione lo dica chiaramente, così togliamo il disturbo”. Il timore di essere tagliati fuori è tangibile, così come preoccupa la prospettiva di un asse Pd-Prc, che, di fatto, imprimerebbe un’accelerata obbligata al processo di aggregazione della Cosa rossa. Ieri il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha avuto parole dure contro le “rendite di posizione” dei piccoli partiti, considerando sbagliato che “chi non raggiunga il 5% dei voti abbia una presenza parlamentare”. Parole che sono suonate come una chiamata a raccolta dei potenziali membri della nuova formazione unitaria della sinistra, come a dire: “O vi unite a noi adesso o siete fuori”. Parole che hanno gettato nel panico soprattutto il movimento di Sinistra democratica, che, riguardo al progetto, nutre ancora forti dubbi. Unirsi così vorrebbe dire, per gli ex Ds, partire in posizione subalterna rispetto a Rifondazione. “La sinistra del futuro – diceva ieri Titti Di Salvo, capogruppo Sd alla Camera – non si costruisce per costrizione o in seguito a un modello elettorale”. Se dunque a sinistra rimangono forti dubbi riguardo alla proposta di Veltroni, non si può certo dire che nell’area dei socialisti il sistema italo-ispanico-tedesco abbia suscitato grandi entusiasmi. (SEGUE)