Roma, 13 nov – “Inizialmente ci era stato detto che erano stati spari in aria, poi sembra definitivamente accertato che lo sparo è avvenuto con le braccia tese dall’altra parte dell’autostrada – ha spiegato Amato –. Resta da capire perché, ammettendo che il primo sparo fosse stato rivolto in alto, la pistola non fosse stata riposta nella fondina come è previsto, perché ci sia stato ancora un secondo sparo”. Nessun dubbio, però, sul fatto che “se qualcuno spara, le sue responsabilità devono essere accertate con la massima severità. Fare parte delle forze dell’ordine non esime dal rispetto delle regole, anzi impone che le regole vengano rispettate con ancora maggiore impegno” e, in tale senso, il ministro ha ribadito che si assumerà “tutte le responsabilità delle scelte fatte dal Capo della Polizia Antonio Manganelli”. Quindi l’analisi di Amato si è spostata sull’ondata di violenza che si è scatenata in seguito, manifestando apprezzamento per le decisioni prese dallla Federcalcio. “Ho condiviso la scelta di non far sospendere domenica scorsa l’intero set delle partite di campionato – ha detto –, perché, anche se ci sono stati sporadici incidenti all’interno di alcune di esse, sospendere all’ultimo momento, con le tifoserie già concentrate che poi sarebbero fuoriuscite dagli stadi, avrebbe provocato incidenti maggiori”. Secondo il leader del Viminale, “i movimenti contro la polizia e contro bersagli fisici sono iniziati già alle 13”; un’immediatezza che dimostra come “la violenza con cui si è reagito, l’irrazionale ma esplicita emotività con cui ci si è appropriati del giovane morto, dimostrano che l’occasione era cercata, ed è stata trovata, per rialzare le bandiere che si era stati costretti ad ammainare dopo la morte di Raciti. Ora c’era di nuovo una ragione di vendetta”. “Ci sono centrali eversive che alimentano l’estremismo nelle tifoserie – è l’allarme di Amto –, che cercano di assoldare come militanti armati contro la polizia tanti giovani che trovano così la loro identità”. (SEGUE)